Chi ha più probabilità di ammalarsi di Covid?

Sicuramente c’è un aspetto del Sars-Cov-2 che ha completamente spiazzato gli esperti: alcuni soggetti possono tollerare il Covid-19 senza conseguenza

Alcuni pazienti si ammalano in forma grave, altri, invece, non subiscono alcun danno dal virus. Da una parte abbiamo visto terapie intensive sature di pazienti affetti da Sars-Cov-2, dall’altra molte persone chiuse nelle loro abitazioni senza alcun sintomo. Gli scienziati sembrano non avere ancora una risposta univoca, ma sicuramente un punto che accomuna tutte le ricerche esiste: la risposta immunitaria.

La prof.ssa Caterina La Porta, del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali, e il prof. Stefano Zapperi, del Dipartimento di Fisica, entrambi dell’Università di Milano, hanno pubblicato uno studio per far luce proprio su questo aspetto. Il loro lavoro potrà contribuire alla comprensione di come tollerare il Covid-19; capire perché il Sars-Cov-2 sviluppi una malattia mortale in alcune persone ed un banale raffreddore, se non nulla, in altre.

Antigene leucocitario umano (HLA)

Il sistema HLA, fa parte delle complesso sistema di “difesa” del nostro organismo. Il suo ruolo è di determinare la presenza, sulla membrana delle nostre cellule, di molecole che permettono il riconoscimento delle cellule stesse come proprie dell’organismo, quindi da non attaccare, o estranee all’organismo, e quindi da eliminare. Questo sistema fa parte del Complesso Maggiore di Istocompatibilità (MHC), e tutte le sue specifiche sono “scritte”, nel genere umano, su cromosoma 6. Purtroppo però, questo sistema è diverso da individuo ad individuo, e si differenzia per “alleli”. Si definisce proprio per questo motivo: polimorfo.

Dalla teoria alla pratica

“Ciò che noi abbiamo voluto indagare con il nostro lavoro – spiega la professoressa La Porta – è stata la risposta immunitaria al virus SARS-CoV-2 in rapporto ai vari alleli di HLA, cioè se alcuni alleli fossero in grado di legare meglio i peptidi del virus e quindi di attivare i linfociti T. Questo ci ha permesso di classificare l’aggressività della malattia COVID-19 in base alla compatibilità tra i peptidi del virus e i diversi tipi di HLA”. In parole semplici, lo studio permette di conoscere quali persone saranno più o meno a rischio di contrarre la malattia in modo severo.

I ricercatori, nel loro studio, hanno simulato al computer un’infezione di SARS-CoV-2, e studiato la reattività alle possibili varianti di MHC conosciute dalle proteine più importanti del virus, come la ben nota proteina “spike”. Ci sono peptidi (composti chimici che formano le proteine) del virus che mostrano una forte affinità con certi alleli di HLA e altri, invece, che hanno una debole affinità. Il gruppo di ricercatori italiani ha quindi dimostrato che i peptidi che legavano molto bene uno specifico allele HLA, attivavano una risposta immunitaria.

Tollerare il Covid è una questione genetica

Il passo successivo della ricerca è stato quello di verificare, geograficamente, la distribuzione degli alleli HLA nella popolazione umana. Gli scienziati hanno potuto confermare che certe popolazioni, in particolari quelle asiatiche, hanno minore affinità per il peptide (ovvero una minor risposta immunitaria) rispetto a quello caucasiche. “In pratica, abbiamo gettato le basi per organizzare un sistema semplice e potente in grado di distinguere gli individui in base al rischio di andare incontro a una forma aggressiva o meno di COVID-19” – spiega sempre la professoressa La Porta.

Per capire, in linea di massima, quanto è possibile tollerare il Covid per ognuno di noi è sufficiente un esame del sangue. “La tipizzazione dell’HLA è un esame che si esegue di routine in persone che si sottopongono a trapianto d’organo. Perciò, con un semplice esame del sangue – conclude La Porta – è possibile ricavare il proprio HLA, e da qui si può capire se quel particolare HLA è posizionato nella regione ad alta o bassa affinità per i peptidi del virus SARS-CoV-2″

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Il Covid-19 uccide? Non proprio, la vera causa è il nostro stesso sistema immunitario

Lo strano funzionamento del nostro sistema immunitario contro il Covid 19: agisce per salvarci, ma con troppa irruenza in realtà ci uccide

Asintomatici e paucisintomatici, i così detti “untori” della pandemia di Covid, che fin dall’inizio della pandemia hanno dato parecchio filo da torcere ai ricercatori. Una vera marea di silenziosi portatori del Sars-Cov-2, che secondo recenti stime rappresentano almeno l’80% e più di tutti i casi positivi.

La maggior parte sono però bambini e giovani, perché? Sebbene la scienza non abbia ancora una risposta certa e definitiva, possiamo provare a dare una spiegazione, conoscendo il sistema immunitario e la sua risposta contro il Covid-19.

Come e quando inizia la malattia?

Come la maggior parte dei virus, anche il Sars-Cov-2 per sopravvivere e moltiplicarsi ha bisogno di entrare nelle cellule. Ormai è chiaro ai ricercatori che l’intrusione avviene grazie alla cosiddetta proteina “spike” (la chiave di accesso). Questa, si lega a recettori particolarmenti abbondanti nelle cellule polmonari, ma anche di cuore, fegato ed intestino, detti recettori Ace2 (una sorta di serratura molecolare), ed il virus inizia ad entrare nelle cellule del nostro organismo. Un’altra certezza è che, tuttavia, possono passare fino a 14 giorni prima di sviluppare sintomatologia; un periodo di tempo noto come “periodo di incubazione”. Questo lasso di tempo è il momento fondamentale per il nostro organismo: si mette in funzione, e parte l’attacco, del sistema immunitario. Una buona risposta immunitaria durante l’incubazione, può quindi evitare la diffusone del virus e che lo stesso raggiunga le cellule polmonari e di altri organi vitali.

Il nostro “doppio” sistema immunitario

La protezione del nostro organismo, ricordano gli esperti, è duplice: sistema immunitario innato e sistema adattivo . Il primo, è composto dalle barriere fisiche, come la pelle e le mucose, e da alcune molecole presenti nei tessuti, come alcuni dei globuli bianchi. Questa prima risposta immunitaria non è specifica, ma è la prima ed intervenire, e in modo molto rapido (poche ore dall’infezione). Alcune ipotesi sostengono che questo sia uno dei motivi per cui i bambini siano meno colpiti dal Covid-19: il loro sistema immunitario innato è più forte che negli adulti, proprio perché per natura è il primo ad intervenire, ed il sistema adattivo non ancora maturo.

Il secondo sistema, quello adattivo, sebbene più lento ad agire, è quello più efficace e specifico. Si basa soprattutto su una “memoria” di riconoscimento di virus e batteri, e dovrebbe essere in grado di debellare un’infezione ogni qualvolta la incontra nuovamente nell’organismo. Una risposta immunitaria adattiva precoce, tuttavia, consentirebbe al corpo, con un’adeguata risposta, di combattere il virus anche durante il periodo di incubazione.

I danni maggiori all’organismo malato di Covid-19? Il responsabile è il nostro stesso sistema immunitario

Se durante il periodo di incubazione l’organismo non riesce a contrastare il virus, questo si fa strada nel tratto respiratorio fino ai polmoni. Qui, si lega ai recettori Ace2, e continua a replicarsi, innescando una catena di ulteriori risposte immunitarie. Le cellule di rivestimento delle vie aeree infette iniziano a produrre grandi quantità di liquidi, gli alveoli polmonari si riempiono, ed compaiono le prime disfunzioni respiratorie: il regolare passaggio dell’ossigeno nel flusso sanguigno viene compromesso. A questo punto, in alcuni pazienti, quelli geneticamente predisposti, è la risposta immunitaria stessa a generare i maggiori danni. Le morti, o le degenze più gravi in terapia intensiva, sono infatti da attribuirsi ad una spropositata risposta immunitaria: la cosiddetta tempesta di citochine. Queste molecole, se prodotte in surplus, provocano gravi infiammazioni, come la sindrome da distress respiratorio acuto (Ards), ovvero la prima causa di decesso Covid.

Gli esperti spiegano che gli anziani, e coloro che soffrono di disturbi polmonari cronici, sono gli individui che hanno la maggior probabilità di sviluppare l’Ards. Un controsenso considerato che  nei loro polmoni sono meno presenti i recettori Ace2? No, gli stessi recettori, infatti, oltre che da “serratura molecolare” per il virus, hanno la funzione di regolare la risposta immunitaria. In altre termini, pochi recettori Ace2 non riescono a regolare una corretta risposta immunitaria contro il Covid-19 e le reazioni di difesa che scatenano, al posto che salvare l’organismo, lo condannano. I giovani, ma soprattutto i bambini, hanno più recettori Ace2 nei loro polmoni, e negli altri organi, ciò spiega, in parte, la motivazione per cui riescono a contrastare correttamente il virus, rimanendo, il più delle volte asintomatici.

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Diciannovenne ai domiciliari per spaccio, adotta inutili “maggiori cautele” e prosegue la sua attività: condotto in carcere

Un diciannovenne che gestiva lo spaccio di marijuana nel quartiere di Beata Giuliana, è stato arrestato qualche giorno fa dagli agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Busto Arsizio.

Nonostante la giovane età il pusher era già un volto noto ai poliziotti di via Ugo Foscolo che, solo lo scorso mese di settembre, lo avevano già arrestato mentre cedeva due etti di hashish a un altro ragazzo. Pur essendo attualmente sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di dimora a Busto Arsizio per quella vicenda, che dev’essere ancora definita in giudizio, il diciannovenne non aveva interrotto la sua attività illecita. Aveva infatti, secondo le sue sbagliate previsioni, adottato maggiori cautele che gli avrebbero evitato un nuovo arresto.

I poliziotti tuttavia, attraverso una paziente attività di intelligence e di discreto monitoraggio della “piazza” dei giovani consumatori delle cosiddette “droghe leggere”, avevano la certezza che il ragazzo continuasse nella
sua attività di spacciatore. Il diciannovenne utilizzava come deposito, e laboratorio per confezionare le dosi, un garage condominiale a lui non riconducibile in quanto di proprietà di familiari di un coetaneo. Così, sabato 16 gennaio, gli agenti si sono presentati nell’abitazione del diciannovenne dove ovviamente non c’era droga, ma dove hanno trovato una chiave che, come del resto già sospettavano, apriva effettivamente la porta del garage precedentemente individuato. All’interno del locale sotterraneo sono stati infatti trovati, e sequestrati, più di un chilogrammo di marijuana e hashish, già suddivisi in dosi sottovuoto di peso variabile tra 2 e 100 grammi l’una, e l’attrezzatura necessaria al confezionamento.

Il diciannovenne, questa volta, è stato immediatamente arrestato e condotto presso la casa circondariale; un coetaneo, individuato come un suo “cavallo”, è stato a sua volta perquisito e denunciato perché trovato in possesso di altri 11 bustine di marijuana pronte per essere vendute.

Sono in corso ulteriori indagini per stabilire il coinvolgimento del proprietario del garage e di altri giovani che si sospettano parti di una rete di spaccio di “droghe leggere” indirizzate ai giovanissimi, con a capo l’arrestato, attiva a Busto Arsizio, o quantomeno nel quartiere di Beata Giuliana.

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K2: è vetta! Team nepalese conquista l’ultimo degli ottomila in inverno

Ieri pomeriggio, intorno alle 17.00 (ora locale) la vetta del K2, l’ultimo degli 8000 rimasto inviolato nel periodo invernale, è stata conquistata.

Una squadra di scalatori nepalesi è entrata ieri (16 gennaio 2021) nella storia dell’alpinismo per essere stata la prima a conquistare la vetta del K2 in inverno. Una sfida che, durante le scorse settimane, ha coinvolto sessanta alpinisti divisi in quattro squadre. Il successo della spedizione è stato purtroppo funestato da un tragico incidente in parete, che ha portato alla morte, durante il rientro al campo base, dell’alpinista spagnolo Sergi Mingote.

Chi ha conquistato la cima invernale del K2?

A mettere piede sui 8611 metri della cima, per la prima volta della storia dell’alpinismo durante il periodo invernale sono stati: Nirmal Purja, Gelje Sherpa, Mingma David Sherpa, Mingma Tenzi Sherpa, Dawa Temba Sherpa, Pem Chhiri Sherpa, Mingma G. Sherpa, Kili Pemba Sherpa, Dawa Tenjing Sherpa e Sona Sherpa.

La storia dell’alpinismo e dell’uomo ha da ieri una nuova pagina. A scriverla sono stati i 10 alpinisti nepalesi, che hanno voluto compiere l’ultimo passo tutti insieme: aspettandosi pochi metri sotto il traguardo, affinché i piccoli gruppi di scalata fossero riuniti in un’unica grande squadra e raggiungere tutti insieme la vetta!

L’incidente di Sergi Mingote

Stando alla informazioni pubblicate da Chhang Dawa Sherpa (leader della spedizione), Mingote sarebbe precipitato all’improvviso, mentre stava scendendo da Campo 1 (6050m) verso Campo Base Avanzato.

L’espertissimo alpinista catalano 49enne, poteva contare nel suo palmarès sette ottomila senza uso di ossigeno supplementare: Broad Peak, K2 e Manaslu nel 2018; Lhotse, Nanga Parbat, Gasherbrum II e Dhaulagiri nel 2019; Everest dal Tibet nel 2001 e dal Nepal nel 2003.

Il Ministro della Salute spagnolo e amico personale di Mingote, Salvador Illa, si è detto “sgomento dalla notizia dell’incidente che ha messo fine alla vita di un magnifico atleta, ex sindaco socialista di Parets e amico“.

Tristezza anche da parte del premier spagnolo Pedro Sanchez che, appresa la triste notizia, ha commentato su Twitter: “Voleva far parte della storia raggiungendo per la prima volta la vetta in pieno inverno. Un tragico incidente ha posto fine alla sua vita”.

Difficoltà e curiosità del K2

Dopo un primo tentativo datato 1987, solo poche spedizioni hanno provato a scalare in inverno la seconda montagna più alta del Mondo (al primo posto l’Everest- 8848 mt.). Secondo Reinhold Messner, infatti, l’ascensione del K2 è più difficile di quella dell’Everest; sulla vetta i venti possono soffiare ad una velocità di 200 km/h e le temperatura è davvero fredda, si possono toccare i 60 gradi sotto zero.

Il K2 fa parte della catena del Karakorum, che divide la Cina dal Kashmir, e fu conquistato per la prima volta in assoluto da una spedizione italiana, il 31 luglio del 1954. A calpestare per la prima volta al mondo la vetta furono gli alpinisti Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, ma con l’essenziale contributo di Walter Bonatti e Amir Mahdi che, sebbene appurato alcuni decenni dopo, portarono le bombole d’ossigeno che avrebbero utilizzato nell’ultimo tratto dell’ascesa.

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Vaccini anti-Covid Pfizer e Moderna: l’efficacia del 95% crolla tra il 19% e il 29%

Secondo il BMJ l’efficacia reale dei vaccini in circolazione non sarebbe intorno al 95%, ma tra il 19% e il 29%. Il professor Peter Doshi, che si occupa di ricerca sui servizi sanitari farmaceutici, lancia l’allarme!

La pubblicazione dei dati

Qualche settimana fa, il professor Peter Doshi, associato presso l’Università of Maryland, aveva sollevato domande, attraverso il British Medical Journal Opinion, sui risultati delle sperimentazioni sui vaccini Covid-19 di Pfizer e Moderna. Tutto ciò che era di dominio pubblico, infatti, erano i protocolli di studio ed alcuni comunicati stampa. Ad oggi invece, la Food and Drug Administration, dopo aver autorizzato i vaccini mRNA, ha reso pubbliche oltre 400 pagine di dati sugli studi eseguiti.

L’efficacia del vaccino precipita: dal 95% al 19%

Secondo il professor Doshi, i dati sarebbero stati compromessi: in parte l’analisi è stata fatta su “sospetti covid-19” ed una parte su “covid-19 sintomatico”, ma non scientificamente confermati come positivi. Semplificando, questo porta ad un efficacia del vaccino molto minore di quella raccontata finora, pari al 19%. Secondo Doshi, sarebbe però ipoteticamente raggiungibile un’efficacia del 29% se fosse confermata la negatività al virus, ma semplice reattogenicità del vaccino a breve termine (7 giorni), nei casi dei pazienti con reazioni avverse e sintomatologia compatibile con l’infezione da Covid-19.

In entrambi i casi, spiega Doshi, le percentuali sono “molto al di sotto della soglia di efficacia del 50% per l’autorizzazione fissata dalle autorità di regolamentazione”.

I dati definitivi solo a fine 2022

La confusione tra falsi positivi e falsi negativi nei tamponi eseguiti ai partecipanti alla sperimentazione, spiega Doshi, fa sì che gli unici dati attendibili per capire il decorso della malattia, e l’efficacia del vaccino, siano i tassi di ospedalizzazione, i casi di terapia intensiva ed i decessi.

Ovvio che partendo da queste riflessioni ci sarebbe bisogno di accertamenti più approfonditi e di poter visionare i dati integrali delle ricerche, ma nessuna azienda sembra volerli condividere. Pfizer afferma che sta rendendo i suoi dati disponibili su richiesta, ma che questi sono comunque soggetti a revisione; Moderna afferma invece che i suoi dati potrebbero essere disponibili, sempre su richiesta, una volta completato lo studio. Stesso discorso per il vaccino Oxford/AstraZeneca.

Insomma, per avere a disposizione i dati definitivi, si parla della fine del 2022 visto che il controllo necessità di circa due anni.

Sulla bilancia: rischi e privilegi

Secondo quanto riportato dall’Aifa si possono distinguere quattro categorie di reazioni avverse, in base alla loro frequenza:

-più di 1 ogni 10, frequenti: dolore e gonfiore nel sito di iniezione, stanchezza, mal di testa, dolore ai muscoli e alle articolazioni, brividi e febbre;

-meno di 1 ogni 10, comuni: arrossamento nel sito di iniezione e nausea

-meno di 1 ogni 100, non comuni: prurito nel sito di iniezione, dolore agli arti, ingrossamento dei linfonodi, difficoltà ad addormentarsi e sensazione di malessere;

-meno di 1 ogni 1000, rari: debolezza nei muscoli di un lato del viso (paralisi facciale periferica acuta).

Sempre Aifa dichiara che gli studi clinici condotti finora hanno permesso di valutare l’efficacia del vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) solamente sulle forme clinicamente manifeste di COVID-19. Sarà necessario più tempo per ottenere dati significativi per dimostrare se i vaccinati si possono infettare in modo asintomatico e/o contagiare altre persone. Al momento, è plausibile, ma non scientificamente provato, che il ciclo vaccinale protegga dall’infezione. I vaccinati, e le persone che sono in contatto con loro, devono comunque continuare ad adottare le misure di protezione anti COVID-19.

Per dubbi ed approfondimenti, scarica gratuitamente in formato PDF il documento dell’AIFA “Vaccinazione anti COVID-19 con vaccino Pfizer mRNABNT162b2 (Comirnaty)” pubblicato per rispondere ai dubbi ed alle domande più comuni riguardo il vaccino anti-Covid.

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#ioapro il 15 gennaio! Un’inevitabile protesta di bar e ristoranti contro i DPCM

Nata attraverso il tam tam sui social network, #ioapro è una protesta nazionale, da parte degli esercenti, soprattutto proprietari di bar e ristoranti, che partirà da venerdì 15 gennaio

Se da un lato, secondo i numeri pubblicati, la pandemia di Covid-19 in Italia non accenna a rallentare, dall’altra molte attività economiche rischiano la chiusura e la fame. Un Governo che continua a promettere, ma che all’effettivo non aiuta. Decine di migliaia le attività che non riapriranno, che hanno già restituito le chiavi degli immobili locati, o che hanno dichiarato fallimento. In questo clima di incertezza e disperazione nasce il movimento di disubbidienza civile #ioapro.

Una situazione comune a molti esercenti

Diego Fierro, è un imprenditore e Coordinatore Regionale del Trentino Alto Adige di Autonomi e Partite Iva. La sua vita l’ha trascorsa lavorando in hotel, ristoranti e bar. All’inizio della sua carriera lavorativa era un dipendente come molti altri, per poi prendere una decisione: inoltrarsi nel mondo dell’imprenditoria tra mille sacrifici e mille indecisioni.
Fino a qualche mese fa, due strutture da gestire; una molto grande, con 400 posti letto, ed un rifugio più piccolo: composto da bar, ristorante e 14 camere.

Con l’arrivo della pandemia, e le relative restrizioni, la struttura più grande ha dovuto lasciarla, mentre il rifugio risulta momentaneamente chiuso; le continue indecisioni di questo Governo non consentono di lavorare! Oltre a lui ed alla sua famiglia, tra entrambe le strutture, si parla di molti dipendenti: 20 stagionali, ora tutti disoccupati e senza sussidi.

“L’unico aiuto che ho ricevuto – dice Fierro – è stato un prestito di 20 mila euro, che andrà comunque restituito, più un piccolo aiuto dalla regione, ma parliamo di una piccola cifra. Faccio presente che dallo Stato non ho ricevuto nessuno aiuto, nemmeno i ristori”.

Non è negazionismo, ma necessità di lavorare

L’opinione pubblica è divisa. Vuoi per bandiera politica o per il terrorismo mediatico di un intero anno, la spaccatura è netta: tutti chiusi in casa (si possono benissimo evitare bar, ristoranti, cinema, ecc..) oppure negazionisti.

Dov’è finita la razionalità? Nessuno nega l’esistenza del Virus, ma nemmeno si può pensare che tutto sia superfluo; sicuramente non lo è per gli esercenti, per i loro dipendenti e per tutto l’indotto. Lo stesso Governo, nei primi DPCM, aveva imposto agli esercenti misure di contenimento del Sars-Cov-2 per poter lavorare. “Ci siamo adeguati e a spese nostre. Soluzioni idroalcoliche, pannelli, disinfettanti, nebulizzatori, ecc. – spiega Fierro – Abbiamo speso un sacco di soldi per metterci a norma, per non contare la paura ed il pericolo della gestione dei nostri dipendenti, corsi su corsi per una gestione che si è dimostrata poi inutile“.

Paura del virus e delle sanzioni

Credo che il Covid esista e sia pericoloso – continua Fierro – ma credo anche che oggi sia gestito in maniera completamente differente dalla prima ondata. Resta un pericolo reale, ma c’è più consapevolezza nell’affrontarlo, ed è proprio per questa ragione che non sono d’accordo sulle decisioni restrittive di questo Governo”.

La disubbidienza proposta da #ioapro, non è un’inosservanza negazionista di ogni regola anti-Covid. Distanziamento sociale, mascherine e soluzioni disinfettanti non sono in dubbio, ed è previsto il “conto sul tavolo” per le ore 21.45, in modo da rispettare il coprifuoco imposto per le 22.

Le sanzioni poco preoccupano a chi non ha quasi più nulla da perdere e rischia il fallimento della sua attività. Ormai la situazione è tragica, e la scelta di aderire a questa iniziativa è, per molti, come un “all in” in una partita a poker quasi persa. Importante sottolineare che molti studi legali italiani hanno deciso di supportare questa protesta, fornendo gratuitamente supporto legale ad esercenti e clienti: alla probabilità di vedersi notificare una sanzione, si contrappone la certezza di poter fare ricorso gratuitamente, seguiti da un professionista.

#ioapro, anche se non avrò clienti

Sicuramente, ne sono consapevoli gli esercenti, non sarà facile lavorare dal 15 gennaio in poi, andando contro al DPCM in vigore. Nessuna certezza sulla presenza di clienti, ma ciò che conta è dare un segnale forte al Governo.

“Non ha importanza se avrò o meno gente, ma io aprirò perché è arrivato il momento di una disubbidienza civile. Il lavoro è un diritto, e dato che lo stato mi chiede di pagare le tasse, nonostante non abbia incassato un euro, è ora di dire basta” conclude Fierro.

Per molti, aprire o stare chiusi, cambia poco a livello di costi. Soprattutto nelle piccole attività, o a gestione familiare, sono le spese fisse a mettere in ginocchio. Molti esercenti, proprio a dimostrazione che #ioapro è un simbolo di protesta, non presenteranno nemmeno il conto ai loro clienti, ma batteranno lo scontrino fiscale solamente delle donazioni ricevute dagli stessi. Un’offerta libera insomma, credendo ancora nel grande senso civico degli italiani.

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Pandemia e matematica: l’importanza di studiare di più le materie scientifiche

La pandemia non rallenta, ma ci fa render conto di quanto sia importante conoscere l’informatica, e soprattutto la matematica!

Il 2020 sicuramente è stato un anno difficile, ed ugualmente è iniziato il 2021. Al reale problema della pandemia di Covid-19, si sommano allarmismo mediatico e fake news. Moltissimi i numeri ed i grafici che compaiono sugli schermi di TV e smartphone ogni giorno: indici Rt, tasso di mortalità e grafici di curve pandemiche. Ma quanti sono in grado di comprendere quali dati siano veri e quali falsi? Qui entra in gioco una basilare conoscenza della matematica.

Indice Rt e matematica

Passate le vacanze di Natale, Capodanno ed Epifania, tutti devono tornare a fare i conti con le zone colorate dettate da CTS e Governo: gialla, arancione e rossa. Quotidianamente ai TG e sui giornali si parla di indice Rt, ma cosa esprime questo numero?

Ogni epidemia, o pandemia, può essere descritta attraverso un numero, chiamato Rt. Si tratta di un parametro statistico che esprime, in media, quante persone vengono infettate da un individuo contagioso. Le misure che vengono adottate dal Governo, su indicazione del CTS, dovrebbero infatti essere improntate all’abbattimento di questo valore. Un indice Rt in calo, è sinonimo di una pandemia che rallenta la sua corsa.

Attenzione però, è solo un indice matematico statistico e calcolato in media. Se, per esempio, l’indice Rt è uguale a 1, non significa che ogni contagioso infetta un altro individuo. Quest’individuo potrebbe contagiare decine di persone se non presta attenzione alle norme anti-contagio, ma allo stesso modo, decine di individui contagiosi, prestando accortezza, potrebbero non infettare nessun altro.

Tasso di mortalità e di letalità: come calcolarli per non credere alle fake news?

Nessuno, se non in pochi, negano l’esistenza della pandemia di Covid-19, ma molti si lasciano terrorizzare dalle fake news, soprattutto sui social network. Tutti diventano infatti esperti matematici e statisti, proponendo le loro percentuali, anche sui tassi di mortalità da Covid, senza pensare agli effetti allarmisti e psicologici che suscitano i loro errati calcoli.

Come capire se il dato che state leggendo sul tasso di mortalità o letalità è corretto? Anche qui, alla base di tutto, la matematica! Il tasso di mortalità è semplicemente il rapporto tra il numero dei morti e l’intera popolazione, ovviamente nello stesso arco temporale, la letalità viene invece calcolata relazionando i decessi ai positivi.

Ad esempio per calcolare il tasso di mortalità da Covid in Italia, dobbiamo conoscere il numero di decessi Covid totali (78.394) e quanti abitanti ha l’Italia (60.317.000), successivamente fare un semplice calcolo percentuale. Così conosceremo il tasso di mortalità che è pari allo 0,13%.

Allo stesso modo, per calcolare il tasso di letalità, basterà conoscere il numero dei morti (sempre 78.394) ed il numero totale di chi è risultato positivo (2.257.966 da inizio pandemia). In questo caso, dividendo il primo valore per il secondo, e moltiplicando per cento, otterremo che il tasso di letalità ad oggi è del 3,47%.

Perchè studiare la matematica?

Ovviamente questi sono calcoli di base, portati solo come esempio per far riflettere sull’importanze delle materie scientifiche, e soprattutto della matematica. Senza dover eccellere, permette infatti di capire meglio tutto quello che ci circonda. Riconoscere una fake news o di capire la meglio la gravità di una situazione come quella che stiamo vivendo.

Recentemente, Il prof Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo del Cnr ha dichiarato riguardo proprio la matematica: “Nelle reti social, nella finanza, nelle carte di credito, nel tom tom,… È sotto i nostri occhi continuamente e ci aiuta a vivere meglio. Quello che possiamo fare verso di lei per ‘sdebitarci’ è darci la possibilità di studiarla, di provare a capirla. Certo, non è un percorso facile: i giovani sono abituati al tutto e subito, vogliono intraprendere una strada che li porti verso un lavoro nel più breve tempo possibile e non penso impazziscano all’idea di restare ore a pensare e a riflettere su un problema. Però è questa la matematica: è come un’ascesa faticosa di un monte, ma la vista, una volta arrivati in cima, è meravigliosa”.

Le materie scientifiche alla base delle professioni di domani

Non serve essere degli scienziati per capire che le professioni cambiano nel tempo, assecondando le nuove esigenze della società. Alcune figure professionali inevitabilmente stanno sparendo, altre invece sono nate e si impongono sempre di più per colmare le richieste del mercato.

Negli ultimi 10 mesi, è stato impossibile non notare per esempio lo sviluppo del commercio online. Proprio uno studio di Unioncamere e Anpal, con l’obiettivo di prevedere la situazione lavorativa, partendo dal 2019 per arrivare al 2023, ha previsto un notevole incremento di “nuovi” profili professionali. Manager di E-commerce, social media manager ed esperti di cybersecurity, saranno tra le figure professionali più richieste nei prossimi anni. Ovviamente saranno necessarie competenze specifiche di matematica ed informatica, oltre ad una conoscenza ampia e trasversale.

Questa pandemia, che ha chiuso molti giovani e giovanissimi tra le mura domestiche, potrebbe quindi essere un punto di svolta. Le materie scientifiche, soprattutto basate su matematica e informatica, a cui la maggior parte dei giovani non ha potuto rinunciare in questi mesi, saranno alla base delle figure professionali dei prossimi anni.

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Istat ha pubblicato i dati dell’ultimo censimento 2018-2019: vediamo la situazione dei Borghi più belli d’Italia

La pandemia non ha certamente fermato il lavoro dell’Istat, che ha infatti pubblicato, il 15 dicembre scorso, molteplici dati che fotografano l’Italia dal punto di vista statistico. Un lavoro certosino reso possibile anche grazie all’utilizzo dei censimenti permanenti, che ha riguardato anche i Borghi più belli d’Italia.

Con il nuovo sistema di censimento in modalità online, attivo dal 2018, sono cadute in disuso le vecchie schede cartacee, a vantaggio di una frequenza maggiore con cui vengono raccolti i dati: annuale, biennale o triennale. Inoltre, i censimenti Istat non coinvolgono più direttamente l’intera popolazione, allungando i tempi di studio e rappresentazione grafica dei dati raccolti, ma attraverso campionature di fasce precise di popolazione. L’ultima rilevazione, ovvero quella del 2019, ha interessato circa 1,4 milioni di famiglie, integrando i dati raccolti con quelli forniti dalle fonti amministrative.

Quanti sono i Borghi più belli d’Italia? In quanti ci abitano?

“Borghi più belli d’Italia” è il nome di un progetto nato per riunire quei comuni, o frazioni di comuni, rilevanti per il loro profilo storico, culturale o artistico, che rischiano il completo abbandono da parte della propria popolazione. Nel 2019 erano 307, tutti selezionati da parte dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI). Secondo i dati Istat, tutti insieme contavano ben 1,3 milioni di abitanti, di cui il 93% italiani e il 7% stranieri.

Dove sono situati?

La regione Marche è quella che ha il numero maggiore di Borghi, tra quelli inclusi nel progetto, ben 28; nessuno invece appartiene alla Val d’Aosta. Località fantastiche, ma che sarebbe impossibile elencare tutte in un articolo. Degni di nota, e sicuramente di essere visitati, i Comuni finalisti del contest “Borgo dei Borghi 2019”: Bobbio della provincia di Piacenza (vincitore), Palazzolo Acreide in provincia di Siracusa (seconda), Rotondella in provincia di Matera (terza) e Laigueglia in provincia di Savona (quarto posto).

Nel settembre 2020, come segno di ripresa culturale e turistica, i 307 Borghi più belli d’Italia sono stati i protagonisti del progetto “Una boccata d’arte”. Nello stesso anno, non ancora censiti da Istat, si sono inoltre aggiunti all’elenco: Tropea (Calabria), Monteleone d’Orvieto (Umbria), Bassano in Taverina (Lazio) e Monte Sant’Angelo (Puglia).

Un calo di residenti e lo spopolamento di questi borghi: gli stranieri come risorsa

Purtroppo le grandi città tendono ad essere sempre più affollate, e i piccoli comuni a spopolarsi. Solo 12 tra i Borghi più belli d’Italia possono definirsi in “crescita sistematica”, ovvero che continuano negli anni ad aumentare la loro popolazione. In totale si registra infatti un calo di 185.000 residenti. A venire in aiuto dei borghi è l’aumento della popolazione straniera: tra 2001 e 2019 la componente straniera ha permesso a molti di questi comuni di accrescere il proprio numero di abitanti. La popolazione italiana nei borghi, infatti, è diminuita di circa 50.000 unità; quella straniera è però aumentata di quasi 63.000.

I comuni più grandi, secondo Istat, esercitano sempre un’attrazione maggiore. La componente straniera dei borghi medio-piccoli (tra 5.000 e 10.000 abitanti) è aumentata, secondo lo stesso principio, in misura maggiore rispetto a quella dei borghi piccolissimi (tra 1.000 e 2.000 abitanti).

La popolazione straniera, anche nei Borghi, abbassa l’età media, portando ad un aumento della componente in età da lavoro ed in età feconda. Confrontando i dati Istat del censimento 2019 con quelli del 2011, è possibile constatare un aumento sia della popolazione giovanissima (da 0 a 9 anni) che degli adulti tra i 25 e i 34 anni.

Un esempio per il Bel Paese

“I Borghi più belli d’Italia anche se spesso distanti geograficamente tra loro rappresentano una realtà interessante dal punto di vista storico, artistico e naturale e alcuni di essi sono riusciti ad invertire lo spopolamento per aver accolto flussi immigratori dall’estero. A questi contesti dinamici dal punto di vista demografico se si associa la valorizzazione della dotazione naturale, storica, paesaggistica e ambientale si determinano le condizioni favorevoli per lo sviluppo e il benessere e, in quanto tali, possono essere considerate delle best practice di riferimento per l’intero Paese conclude Istat nella sua relazione.

Scopri di più sui Borghi più belli d’Italia sul sito officiale dell’Istat

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Fondazione Molina: parte la campagna vaccinale per personale ed Ospiti

Presso Fondazione Molina è entrata oggi in funzione l’attività del Punto Vaccinale Residenziale, in collaborazione con la ASST Sette Laghi di Varese che conserverà e metterà a disposizione dell’RSA le dosi vaccinali Pfiser-Biontech necessarie

Dopo aver sostenuto una specifica attività di training presso il Centro vaccinale ASST Sette Laghi, diretto dalla dottoressa Augusta Diani, è stato costituito un Vax Team: composto da un medico e tre infermieri.

Alla Fondazione Molina il 7 Gennaio sarà sicuramente ricordato come Vax Day. Oggi infatti 36 persone hanno ricevuto, presso la struttura, la prima dose di vaccino: 21 operatori appartenenti a diverse professioni e 15 Ospiti del secondo piano della Casa Buzio.

Il Presidente della Fondazione Molina, Dott. Guido Bonoldi, nel suo discorso introduttivo al Vax day, si è rivolto agli operatori in lista per la vaccinazione, sottolineando l’importanza di questa giornata per la Fondazione, e soprattutto, spiegando il funzionamento del vaccino e rispondendo alle domande degli operatori stessi.

“La campagna vaccinale anti Covid – ha dichiarato Ivan Mazzoleni, Direttore Socio Sanitario di ASST Sette Laghi – riveste un evidente carattere strategico. Più vaccinati. meno contagiati e quindi meno potenziali ricoverati a intasare gli ospedali rendendo difficoltoso garantire le cure per tutte le altre patologie. Come nel caso odierno con la Fondazione Molina la sinergia tra strutture ospedaliere e territorio è la migliore garanzia di raggiungere al più presto una copertura vaccinale ampia e con essa la tanto attesa immunità di gregge”.

Dalla prossima settimana la campagna vaccinale anti-Covid proseguirà in modo regolare. L’obiettivo è di vaccinare, con prima e seconda dose, tutti gli operatori e gli Ospiti nei tempi previsti.

Le parole della prima operatrice e del primo Ospite vaccinati

La prima operatrice ad aver ricevuto la dose di vaccino è stata Loredana Adamo, capo nucleo infermiera, che lavora presso la Fondazione Molina da oltre 20 anni, ha detto: “si è trattato di un atto dovuto e di responsabilità nei confronti degli Ospiti di cui mi prendo cura, dei miei colleghi e anche della mia famiglia. Spero sia l’inizio della fine di questo incubo rappresentato dalla pandemia. Raccomando a tutti gli operatori sanitari di vaccinarsi”.

Loredana Adamo mentre riceve la prima dose del vaccino anti-Covid

Il primo Ospite ad essere vaccinato è stato invece il sig. Roberto Martinoli: “sono onorato di essere stato il primo Ospite ad essere vaccinato, qui al Molina mi trovo molto bene, sia con gli Ospiti sia con tutto il personale. Speriamo che con questo vaccino si possa riprendere una vita normale.

Roberto Martinoli, il primo Ospite ad aver ricevuto il vaccino Pfiser-Biontech presso la Fondazione Molina

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Arrestato per spaccio non si presentava per la firma e continuava la sua attività criminale: condotto in carcere

Il 23 novembre scorso era già stato arrestato da due agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Busto Arsizio impiegati in un servizio antidroga nei boschi ai margini dell’abitato di Marnate. Lo spacciatore, un ventinovenne italiano residente nell’alto milanese, aveva in quell’occasione scambiato due agenti per due “suoi clienti”, accorgendosi troppo tardi dell’errore. Arrestato e convalidato il fermo, era stato scarcerato con il divieto di transitare e dimorare a Marnate, nonché l’obbligo di presentarsi quotidianamente in caserma.

Da allora, il ventinovenne, non solo ha evitato di presentarsi
per la firma quotidiana
, ma gli agenti del Commissariato di Busto Arsizio ne hanno accertato la presenza proprio nello stesso bosco di Marnate dedito all’attività di spaccio di cocaina.

In due occasioni, infatti, gli agenti hanno sorpreso ai margini del bosco dei tossicodipendenti che, vistisi sequestrare le dosi di stupefacenti appena acquistate, hanno ammesso di averle ricevute dal ventinovenne.

Considerata la palese violazione della misura cautelare e la reiterazione del reato, il Commissariato ha chiesto al Tribunale di aggravare la misura cautelare sostituendola con quella della custodia in carcere; evidentemente l’unica in grado di fermare l’attività illegale del ventinovenne.

Ottenuta l’Ordinanza, i poliziotti sono tornati nello stesso bosco, noto nell’ambiente come “la sbarra”, sicuri di trovarvi il ventinovenne: avvistato mentre trattava con due clienti, ha tentato la fuga a piedi attraverso la vegetazione, ma è stato bloccato dopo qualche centinaio di metri e condotto presso la casa circondariale.

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Il Calendario delle restrizioni del “DPCM Natale”

Il nuovo DPCM Natale: districarsi con le restrizioni a giorni alterni

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo Dpcm Natale, che ci imporrà nuove pesanti restrizioni durante le feste, per evitare, secondo gli esperti, la terza ondata di Coronavirus. Il Governo ha previsto una serie di restrizioni e deroghe a giorni alterni: attenzione al calendario per evitare sanzioni.

19-20 dicembre: ultimo weekend di pseudo normalità

Oggi e domani saranno gli ultimi giorni per spostarsi liberamente da una regione gialla all’altra. I più rigoristi, che chiedevano di anticipare una maxi zona rossa su tutta l’Italia, non sono stati ascoltati, nonostante la grande preoccupazione per gli assembramenti su treni ed aerei in partenza dal Nord verso il Sud. I negozi rimarranno aperti fino alle 21.00 (con rigide misure anti-assembramento). Bar e i ristoranti abbasseranno le saracinesche alle 18, mentre l’asporto sarà consentito fino alle 22.00. Resta valido il coprifuoco alle 22.00 alle 5.00: per muoversi durante questa fascia oraria bisognerà avere un valido motivo di lavoro, necessità o urgenza.

21-23 dicembre: vietati spostamenti tra regioni; ultimi giorni di shopping

Da lunedì saranno vietati gli spostamenti da una regione all’altra senza uno degli ormai noti validi motivi: lavoro, necessità o salute. Sarà comunque possibile rientrare alla propria residenza, domicilio o abitazione, e raggiungere una seconda casa all’interno della propria regione. Il 21, 22 e 23 dicembre saranno gli ultimi tre giorni per lo shopping natalizio: negozi aperti fino alle 21 con orario continuato, sempre con misure anti-assembramento; ristoranti aperti a pranzo (tavoli con non più di quattro persone) e al bar fino alle 18.00. Il coprifuoco notturno sarà sempre in vigore dalle 22.00 alle 5.00 del mattino.

24-27 dicembre: tutta l’Italia in lockdown

In questi giorni l’Italia sarà completamente in zona rossa: un vero e proprio lockdown. Aperti solo i servizi considerati di prima necessità: alimentari, farmacie, tabaccai, edicole e librerie. Vietati tutti gli spostamenti, anche all’interno del proprio comune, se non per motivi di necessità, lavoro o urgenza. Pranzi o cene di Natale: consentiti con il nucleo convivente allargato a non più di due congiunti stretti: genitori anziani o figli o partner fissi (figli sotto i 14 anni, persone non autosufficienti e disabili non rientreranno nel conteggio). Consentita l’attività motoria nei pressi della propria abitazione.

28-30 dicembre: si allenta la stretta natalizia

Passato bene Natale e Santo Stefano? Il Governo allenterà la stretta. Da lunedì 28 a mercoledì 30 dicembre riapriranno i negozi fino alle 21, ma bar e ristoranti saranno chiusi, consentito solo il servizio d’asporto. Tornerà il coprifuoco notturno dalle 22.00 alle 5.00 e rimarrà il divieto di spostamento tra regioni. Sarà consentito muoversi liberamente all’interno del proprio Comune o tra Comuni con meno di 5.000 abitanti con un tragitto massimo di 30km.

31 dicembre-3 gennaio: di nuovo tutti in casa

Con l’obiettivo di impedire i veglioni e gli assembramenti di fine anno e pranzi in famiglia, sarà di nuovo lockdown totale. Vietati gli spostamenti anche all’interno del proprio Comune. Chiusi sia i negozi (eccetto generi di prima necessità) sia bar e ristoranti. Cenone in hotel? No; negli alberghi sarà possibile cenare solamente in camera. Non si potrà uscire da casa, se non per le ormai note esigenze di lavoro, necessità o urgenza. Quattro giorni di lockdown totale che dovrebbero fermare chi aveva già in mente di aggirare il coprifuoco passando tutta la notte dell’ultimo giorno dell’anno in una casa di amici o parenti.

4 gennaio: un giorno arancione a sé stante

Scampato il pericolo di Capodanno, il Governo consente un’intera giornata per riprendersi dalle restrizioni. L’Italia tornerà in una sorta di zona arancione. Aperti i negozi, ma restano chiusi bar e ristoranti. Saranno consentiti gli spostamenti solo all’interno del proprio Comune, o tra Comuni limitrofi con meno di 5.000 abitanti (sempre con il vincolo dei 30 km). Il coprifuoco notturno sarà sempre in vigore dalle 22.00 alle 5.00.

5-6 gennaio: la Befana si tinge di rosso

Nuovamente tutti in zona rossa. Vietati gli spostamenti anche all’interno del proprio Comune; locali e negozi chiusi, ad esclusione dei generi di prima necessità. Come per il giorni di Natale e Santo Stefano sarà consentito il pranzo dell’Epifania con il nucleo di conviventi allargato: massimo due persone (esclusi dal conteggio: figli under 14, persone non autosufficienti e disabili). In serata però bisognerà preparare gli zaini per la scuola: dal 7 gennaio ritorno a scuola in presenza oltre il 75 per cento per licei e scuole superiori.

Eventuali sanzioni?

Avete intenzione di violare il DPCM? Sappiate che infrangere le norme del “Decreto Natale” approvato ieri sera dal Consiglio dei Ministri prevede sanzioni amministrative che potrebbero rovinarvi le feste: da 400 a 3.000 Euro. Inoltre, se il mancato rispetto delle norme avviene mediante l’utilizzo di un veicolo, le sanzioni sono aumentate fino a un terzo.

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Influenza stagionale alle porte: il sesso può prevenire e curare in modo naturale!

Il sesso, secondo la scienza, può prevenire e curare molte malattie. Anche durante la pandemia, fare l’amore può avere diversi aspetti benefici per l’organismo.

La stagione invernale è alle porte, e con lei anche il malanno più classico: l’influenza. Sarà un inverno particolarmente difficile: i sintomi di una normale influenza potranno confondersi con quelli del Covid-19. In molte zone d’Italia sembra non siano sufficienti i vaccini anti-influenzali acquistati, ma fortunatamente c’è un rimedio molto più piacevole rispetto ai farmaci: il sesso.

Il sesso rafforza il sistema immunitario

È risaputo che l’attività sessuale è utile per combatte lo stress ed aumentare l’autostima, ma pochi sanno che una vita sessuale regolare fa sviluppare anticorpi naturali: immunoglobulina A.

Secondo uno studio della Wilkes-Barre University in Pennsylvania chi fa sesso regolarmente, almeno una o due volte alla settimana, gode di un surplus (+ 30%) di immunoglobulina A (IgA). Un sistema immunitario forte riduce ovviamente il rischio di contrarre malattie, soprattutto nelle loro forme più acute.

Il sesso: un cura naturale contro influenza e raffreddore

Un recente studio condotto in Svizzera da Manfred Schedlowski, ricercatore presso l’istituto di Psicologia Medica, ha dimostrato che si può rimanere in casa per curarsi dal raffreddore e dall’influenza stagionale praticando una piacevole attività. Fare sesso, risulterebbe, contro l’influenza, molto più benefico che prendere un’Aspirina. Proprio così! Fare l’amore durante il periodo influenzale aiuterebbe a guarire in modo naturale.

Lo scienziato ha analizzato un gruppo di coppie con raffreddore ed influenza. Il test ha mostrato che l’attività sessuale, durante lo stato febbrile, ha ridotto i sintomi del 60% ed aumentato la produzione di linfociti T.

Sesso e Covid-19: meglio astenersi?

Fare sesso è ovviamente sconsigliato in caso di contagio, nel periodo di quarantena e nel sospetto di malattia, ma non c’è nessun motivo per limitarsi nelle attività sessuali in coppie presumibilmente sane e che non presentano segni di contagio; consapevoli che l’infezione può decorrere per alcuni giorni senza dare alcun segno.

Un consiglio di alcuni medici è di evitare le posizioni che comportano vicinanza del volto dei partner e, sempre se desiderato, indossare una mascherina. La mascherina non è pericolosa, anzi c’è chi la indossa durante i rapporti intimi come “gioco sessuale”. Non ci sono evidenze scientifiche sulla trasmissione del virus attraverso rapporti orali, anali o vaginali.

Nel caso in cui uno dei partner dovesse manifestare i sintomi dell’infezione da coronavirus, o risultare positivo, sarebbe corretto astenersi dai rapporti sessuali per almeno trenta giorni.

Avere rapporti sessuali con partner stabili anche durante la pandemia non è quindi una cattiva idea. Si alzeranno sicuramente le difese immunitarie e sarà più piacevole combattere ansia, stress e lockdown.

Attività sessuale e problemi di cuore vanno d’accordo?

Emanuelle Jannini, andrologo e professore ordinario di Endocrinologia e Sessuologia Medica all’Università Tor Vergata di Roma ha affermato: L’attività sessuale è consigliata a chiunque non soffra di gravi cardiopatie: se una persona può fare due rampe di scale, allora può fare anche sesso; anzi, dovrebbe farlo più spesso perché è terapeutico”.

Fondazione Veronesi appoggia uno studio pubblicato sull’American Journal of Cardiology: gli uomini con una vita sessuale regolare hanno fino al 45% in meno di probabilità di avere un disturbo cardiaco. L’American Heart Association rassicura che è raro che un attacco di cuore si verifichi durante un rapporto sessuale, soprattutto se il disturbo cardiaco è ormai stabilizzato.

A parte gravi cardiopatie, per cui si consiglia di interpellare il proprio medico, il sesso è quindi un toccasana per il corpo umano, anche contro influenza, raffreddore e Covid-19.

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Tempo di regali: perché comprare nei piccoli negozi?

Comprendere i vantaggi di comprare nei piccoli negozi per salvare l’economia.

Il commercio negli ultimi anni è cambiato moltissimo, rispecchiando l’evoluzione delle dinamiche sociali. Soprattutto dopo la crisi economica iniziata nel 2008, sono state completamente stravolte le abitudini con cui i consumatori acquistano nelle botteghe.

Ultimamente i vari DPCM ci stanno portando a spostarci sempre meno dalle nostre abitazioni. Comprare nei piccoli negozi, ancora presenti nei nostri paesi o città, porta però a numerosi vantaggi che abbiamo spesso sottovalutato.

I vantaggi per il consumatore

Qualità del prodotto

Acquistare nei negozi di vicinato, permette al consumatore di poter usufruire di servizi e prodotti di maggior qualità.
Il negozio di vicinato generalmente si rifornisce da produttori locali, alimentando il cosiddetto Made in Italy, famoso in tutto il mondo per le sue eccellenze. La grande distribuzione (GDO) opta invece per una scelta differente: prodotti provenienti da ogni parte del mondo, con l’obiettivo di abbassare i costi a discapito della qualità.

Varietà di prodotto

La GDO ha la tendenza di appiattire l’offerta di prodotti, al fine di essere competitiva principalmente sul prezzo. Un fruttivendolo di quartiere, o un macellaio, ci permette di trovare prodotti con delle specifiche e delle varietà totalmente differenti rispetto a un grande centro commerciale.
Queste differenze si notano maggiormente nel settore alimentare, ma anche in molti altri settori si può notare questa logica.

Servizio personalizzato

Le piccole attività locali, grazie alla loro dimensione ridotta, hanno modo di seguire con più attenzione il cliente. Molto spesso il commesso è anche il proprietario dell’attività, con un’esperienza decennale nel settore.
Poter farsi consigliare da persone esperte, qualificate e che amano il loro lavoro, è forse uno dei maggiori vantaggi per il consumatore.
Da non sottovalutare la possibilità di creare un rapporto più umano tra consumatore e commerciante, che generalmente porta a prezzi scontati o flessibili.

Vantaggi per l’economia

Capacità di adattamento

I negozi di vicinato hanno una capacità di adattamento maggiore rispetto ai centri commerciali. Questo sembrerà sicuramente strano, visti i numerosi negozi che negli anni, e soprattutto negli ultimi mesi, hanno abbassato la saracinesca per sempre. Però rispetto al commercio all’ingrosso, sono in grado, secondo stime Istat, di perdere fino al 1,65% in meno di posti di lavoro in tempi di crisi. Inoltre hanno riprese economiche più rapide non appena la domanda di acquisto torna a crescere.

Essere piccoli non è uno svantaggio, anzi, il più delle volte permette azioni di adattamento più rapide rispetto a chi ha una struttura più complessa ed imponente.

una rete di commercio territoriale

Le piccole attività di vicinato hanno la positiva particolarità di collaborare con altre attività presenti sul territorio. Infatti, i piccoli negozi acquistano prodotti da attività che risiedono nelle vicinanze, creando una rete commerciale territoriale. Secondo le ultime stime, i piccoli negozi (media italiana) acquistano oltre il 65% di ciò di cui necessitano presso aziende locali.

La GDO, al contrario, sfrutta economie di scala e logistica, che gli permette di accedere a prodotti provenienti dall’altra parte del mondo, al solo fine, come già accennato, di abbattere drasticamente il prezzo, spesso a discapito della qualità.

Maggiori risorse sul territorio

Le piccole attività, che abbiano sede fissa o siano ambulanti, pagano le tasse agli enti locali: per gli immobili posseduti o per l’occupazione di suolo pubblico. Nonché le tasse d’esercizio allo Stato.
Ciò non accade per esempio per gli e-commerce, che nella maggioranza dei casi non dispongono di immobili.
La GDO, invece, spesso detiene la propria liquidità monetaria, e la sede legale, in paradisi fiscali; Paesi differenti da quelli dove produce gli utili.
Da non sottovalutare che dove la presenza di attività locali è maggiore, gli stipendi siano proporzionalmente maggiori, generando minor disoccupazione e diseguaglianze sociali.

Vantaggi sociali

maggiori posti di lavoro

La gestione di un negozio al dettaglio non è semplice, e necessita di grandi sforzi. Per questo motivo i piccoli negozi offrono maggiori opportunità lavorative sul territorio di quante non ne offrano i centri commerciali, o ancor peggio, gli e-commerce.

Uno studio dell’ America Economic Association stima che per ogni 10 milioni di euro di fatturato, il commercio locale offre fino a 47 posti di lavoro, contro i 19 degli e-commerce.

Maggiore sicurezza

I negozi di vicinato possono essere considerati dei veri e propri presidi per le vie dei paesi, delle città e soprattutto per le aree più periferiche.

Ad esempio, a cavallo degli anni ’80 e ’90 la città di New York era una delle città più pericolose al mondo dover passeggiare la sera. Grazie a un sistema di incentivi per mantenere l’illuminazione delle vetrine accese anche nelle ore notturne, il tasso di criminalità è precipitato molto rapidamente.

Punti d’incontro e di aggregazione

Un altro importante vantaggio delle attività di vicinato: i rapporti sociali. Spesso, infatti, i piccoli negozi si trasformano in veri e propri punti di aggregazione, oltre che semplici attività di vendita.
Questo accade soprattutto per chi non è autonomo negli spostamenti: gli anziani e i più giovani. Queste due fasce d’età opposte preferiscono spostamenti brevi e in luoghi facilmente raggiungibili.

Le botteghe ed i piccoli negozi diventano così luoghi dove ci si incontra, si scambiano quattro parole e si mantengono vivi i rapporti interpersonali, anche tra persone di età molto differenti. Quanti nel periodo di lockdown, facendo acquisti nei piccoli negozi, hanno fatto nuove conoscenze di abitanti dello stesso quartiere o dello stesso paese?

Attività culturali e sportive

Le attività di vendita al dettaglio solitamente investono più di altre in eventi organizzati sul territorio.
I piccoli negozi funzionano bene se viene mantenuto stabile un flusso di persone nei centri abitati o nei paesi. Proprio per questo motivo è importante per loro mantenere vivo il senso civico e di aggregazione, anche attraverso l’organizzazione o la sponsorizzazione di eventi.
Sono spesso i piccoli negozi a sponsorizzare gli eventi sportivi dei più giovani, oppure eventi culturali per adulti e anziani.

Vantaggi per l’ambiente

Risparmio energetico

Le botteghe ed i piccoli negozi hanno un minor impatto sull’ambiente di quanto non abbiano i grandi centri commerciali. Ambienti più piccoli da riscaldare e da illuminare corrispondono infatti ad un minor sfruttamento dell’ambiente per produrre energia.

Ecosostenibilità

Risulta ovvio che se i prodotti sono a kilometro zero, o comunque provenienti da filiera corta, abbattono l’inquinamento dovuto al loro trasporto, ed anche il traffico sulle strade ed autostrade.

I prodotti che provengono da altre parti del Mondo, inoltre, hanno bisogno di imballaggi differenti, e spesso non riciclabili. Quante volte ordinando su internet ci si accorge che è più l’imballo della merce?

La speranza è che questo brutto periodo di pandemia possa portare anche qualcosa di positivo: un ritorno al piccolo, al commercio di vicinato.

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Agenti scambiati per clienti: arrestato per spaccio!

Nel tardo pomeriggio di ieri, 23 novembre, durante un servizio dedicato al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti in una zona boschiva ai margini dell’abitato di Marnate, un uomo, tratto in inganno dall’oscurità del luogo, ha scambiato due Agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Busto Arsizio per suoi acquirenti.

L’uomo, non appena gli Agenti si sono avvicinati, si è reso
conto che le persone invitate ripetutamente a raggiungerlo non erano i tossicodipendenti che attendeva, e ha gettato alcune bustine che teneva in mano, pronte per la consegna, tentando di scappare. Nei brevi istanti della fuga, prima di essere bloccato dagli Agenti, l’uomo ha urlato a gran voce avvisando gli altri spacciatori al momento all’interno del bosco della presenza della Polizia, permettendo loro di allontanarsi velocemente con il favore dall’oscurità.

Un rapido controllo ha permesso di rinvenire a terra una delle bustine, notate poco prima in mano allo spacciatore, contenente una dose di cocaina.

L’uomo, identificato come un italiano di 29 anni e residente nell’alto milanese, è stato trovato in possesso di 200 euro in banconote di diverso taglio, che ha ammesso essere il frutto dello spaccio di cocaina ed eroina svolto fino a quel momento.

Nel corso del controllo al ventinovenne gli Agenti sono stati raggiunti dagli originali acquirenti dello stupefacente i quali hanno confessato l’appuntamento fissato poco prima con lo spacciatore per la cessione di alcune dosi di eroina e cocaina. L’uomo è stato quindi arrestato e sono state avviate le indagini per individuare i suoi complici nell’attività di spaccio.

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La Zona Rossa: cosa si può e cosa non si può fare?

Domande quotidiane che in molti si pongono: le risposte in base al nuovo DPCM in vigore da oggi in Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria.


Il nuovo DPCM, varato nella notte tra il 3 e 4 Novembre, entrerà in vigore oggi, dopo la definizione delle differenti “zone” da parte del Ministro della Sanità Roberto Speranza. Il DPCM sarà efficace fino al 3 dicembre.

Le misure anti-contagio intraprese dovrebbero restare in vigore per due settimane, ovvero fino alla conferma, o modifica, del “coefficiente di rischio” della propria Regione.

Cosa si potrà e non potrà fare in zona rossa da oggi?

Una serie di domande, alcune che potrebbero sembrare banali, ma a cui molti non sanno darsi risposta.

Si può entrare e uscire dalla Regione (zona rossa)?

La norma prevede che ci si possa muovere soltanto per “comprovate esigenze”, per un’emergenza o per motivi di salute, studio e lavoro.

Serve l’autocertificazione?

Sì. Chiunque si sposti all’interno di una “zona rossa” deve portare con sé l’autodichiarazione, opportunamente compilata con l’indicazione dei motivi dello spostamento, il luogo da cui si parte e quello in cui si arriva.

Se dimentico l’autocertificazione o non ho modo di stamparla?

Nessun problema. Le Forze dell’Ordine dislocate sul territorio saranno in grado di fornirne una copia al momento dell’alt, e sarà obbligatorio compilarla.

Sono obbligato a stare nell’abitazione di residenza o domicilio o posso rimanere da un parente?

La norma chiarisce l’obbligo di soggiornare al proprio domicilio di residenza o comunque nella propria dimora abituale.

È consentito trasferirsi in una cosiddetta “seconda” casa?

No, non è consentito.

È possibile uscire dal proprio Comune?

Per i residenti delle zone rosse, è in vigore il divieto di uscire dal proprio Comune di residenza, sia con mezzi di trasporto pubblici che privati, salvo che per «comprovate esigenze» di lavoro, studio e salute.

È possibile uscire per una visita medica (una visita specialistica, una visita dal dentista, un consulto dal medico curante)?

Sì. Il Dpcm consente gli spostamenti per motivi di salute, entro i quali rientrano anche le visite mediche. Ovviamente occorre specificarlo sull’autocertificazione.

Per quali altre ragioni è consentito uscire?

Il Dpcm consente gli spostamenti per comprovate esigenze di lavoro, per motivi di salute e “altri motivi ammessi dalle vigenti normative”. Tra questi ultimi c’è l’approvvigionamento di beni di prima necessità: quindi recarsi a fare la spesa, in farmacia, ad acquistare sigarette, ma anche per far rifornimento di carburante o per l’acquisto di materiale elettronico.

Resta il divieto di uscire dal territorio del Comune di residenza a meno che nel proprio Comune manchi il negozio di beni di prima necessità che interessa. Vale, in ogni caso, la regole del Comune più vicino.

È possibile uscire per una passeggiata?

Sì. Nel DPCM è scritto che l’attività motoria è consentita, fuori dall’orario previsto per il cosiddetto “coprifuoco”, in prossimità della propria abitazione. Deve sempre essere rispettato il distanziamento di almeno un metro da ogni altra persona e l’obbligo di utilizzo di dispostivi di protezione delle vie respiratorie. Per una passeggiata non è necessario avere con sé l’autocertificazione.

Cosa si intende per “in prossimità della propria abitazione”?

Non esiste, per il momento, una quantificazione precisa del concetto di “prossimità” dalla propria abitazione. Dovrebbe valere il buonsenso. Le Forze dell’Ordine valuteranno caso per caso.

È ancora previsto il “coprifuoco”?

Sì. Il “coprifuoco” entra in vigore alle 22 e si protrae fino alle 5 del giorno successivo.

Si può portare a spasso il cane?

Sì. È consentito con mascherina e fuori dagli orari previsti per il “coprifuoco”, senza autocertificazione e sempre in prossimità della propria abitazione.

È permesso accompagnare i figli a scuola, anche se la scuola si trova in un altro Comune?

Sì. Sono consentiti gli spostamenti necessari a garantire la didattica in presenza laddove autorizzata.

Quali scuole saranno chiuse e quali aperte?

Sono chiuse tutte le superiori, i licei, gli istituti tecnici, le scuole di formazione professionale. Si fa ricorso alla cosiddetta “didattica a distanza”.

Rimarranno aperti gli asili nido, le scuole materne, le scuole primarie (elementari) e le classi prime delle secondarie di primo grado (medie).

In caso di genitori o parenti anziani. È possibile portare loro la spesa? E più in generale, è possibile andare a trovarli, anche se risiedono in un altro Comune?

Sì, è consentito. Si tratta di un’evenienza che rientra nelle “comprovate esigenze”, a maggior ragione nel caso di parenti stretti in parte o del tutto non autosufficienti.

Affetti stabili. È possibile andare a trovare il/la fidanzato/a?

No. In base a una prima interpretazione del DPCM, in attesa di ulteriori chiarimenti, sembra che questa possibilità sia esclusa. Non è escluso che nelle prossime ore vengano chiariti meglio gli aspetti legati agli “affetti stabili”.

È possibile andare al bar o al ristorante?

Il decreto sospende l’attività di tutti i servizi di ristorazione, ivi compresi pub, pasticcerie, bar e gelaterie. Consentito l’asporto.

È possibile ordinare cibo da asporto?

L’attività di ristorazione da asporto è sempre autorizzata, fino alle 22.00. Vietato consumare sul posto o nelle adiacenze.

Pizza da asporto: è possibile recarsi nella pizzeria di fiducia, se fuori dal Comune di residenza?

No. È consentito uscire dal proprio Comune soltanto se nel proprio Comune non vi sia una pizzeria da asporto. In ogni caso occorre servirsi presso quella più vicina al proprio domicilio.

È possibile andare per negozi?

Sono chiusi tutti i negozi ad eccezione di alimentari, farmacie, parafarmacie, tabaccai, edicole e negozi che vendono generi considerati “di prima necessità”.

Quali sono i negozi aperti, quindi considerati “di prima necessità”?

Per generi di prima necessità si intendono: generi alimentari; carburante; materiale elettronico; ricariche e schede telefoniche; fioristi, librerie, articoli medicali e ortopedici; materiali per la cura degli animali; combustibile per uso domestico e per riscaldamento; prodotti per la cura della casa e della persona.

È possibile andare al centro commerciale?

Nelle zone rosse i centri commerciali saranno chiusi, con la sola eccezione degli esercizi diretti alla vendita di soli generi alimentari, e di farmacie, parafarmacie, tabaccai, edicole.

È possibile andare dal barbiere o dal parrucchiere?

Sì. Barbieri e parrucchieri resteranno aperti.

È possibile andare dal parrucchiere/barbiere di fiducia anche se si trova in un Comune diverso da quello di residenza?

No, non è consentito. È possibile uscire dal territorio del proprio Comune di residenza soltanto nei casi in cui nel proprio Comune di residenza non eserciti alcun parrucchiere. In ogni caso è permesso raggiungere solo il parrucchiere/barbiere più vicino al proprio domicilio.

È possibile servirsi presso un supermercato in un Comune diverso da quello di residenza?

No. È possibile uscire dal territorio del proprio Comune di residenza soltanto nei casi in cui nel proprio Comune di residenza non siano presenti supermercati.

La ragione del DPCM è quella di limitare al massimo gli spostamenti non necessari. Pertanto sarò consentito di raggiungere l’attività disponibile più vicina a casa.

È possibile andare dall’estetista?

No, il decreto impone la chiusura di tutti i centri estetici.

È possibile svolgere attività sportiva all’aria aperta?

È consentito svolgere attività sportiva e motoria all’aperto ed in forma individuale. Non vige la regola della “prossimità” alla propria abitazione, ma non sarà consentito lasciare il Comune di residenza/domicilio.

È possibile svolgere attività sportiva in una palestra o in un centro sportivo all’aria aperta?

No. Il DPCM prevede la chiusura sia delle palestre sia dell’attività dei centri sportivi all’aperto.

Durante l’attività sportiva è obbligatorio indossare la mascherina?

No. Chi pratica attività sportiva non è obbligato a indossare la mascherina fintanto che gli sia possibile rispettare il distanziamento di almeno un metro.

È possibile andare al cinema o a teatro?

No, i cinema ed i teatri sono chiusi.

È possibile andare a Messa?

Sì. Sarò consentito andare a messa, fermi restando l’obbligo di utilizzo della mascherina e del distanziamento. La norma vale per qualunque altro luogo di culto.

È possibile andare all’estero?

È consentito espatriare per esigenze lavorative, esigenze di assoluta urgenza, esigenze di salute, esigenze di studio o per rientrare presso il proprio domicilio.

Scarica in PDF il nuovo DPCM del 3 Novebre 2020 e gli allegati.

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