Immigrazione clandestina: quando Stato e mafia sono grandi alleati!

Un ampio focus per capire quanto la problematica dell’immigrazione non sia un problema, ma una volontà.

Inquadrare la località

Vittoria. Una cittadina senza Sindaco ne giunta, commissariata per mafia, di circa 60.000 abitanti, di cui un quarto immigrati; la maggior parte con permesso di soggiorno provvisorio. Legalità ed illegalità coesistono da sempre, come in un abbraccio indissolubile; una cittadina in cui tutto è in sul filo del rasoio: tra ciò che la legge permette e ciò che vieta. Dove l’acqua corrente, ancora oggi, nelle abitazioni di alcuni quartieri è una cosa sconosciuta; grandi serbatoi dovrebbero essere riempiti dai camion cisterna comunali, ma che non vedendosi mai, costringono i cittadini, dallo spirito aperto e disponibile verso i turisti, a comprare l’acqua da società private. Il tutto contornato da aride campagne, uliveti e fichi d’india; muretti a secco e casolari di pietre chiare, per lo più abbandonati e decadenti. L’arrivo dei migranti, qui a Vittoria, non è un fenomeno recente; i primi sbarchi iniziarono negli anni ’80. Oggi però, sta diventando una vera e propria piaga sociale.

Hotspot

I migranti salvati in mare, o che riescono ad arrivare sulle coste siciliane, vengono portati negli hotspot: strutture allestite a partire dal 2015, per volere dell’Unione Europea, finalizzate alla rapida identificazione e registrazione. La più vicina struttura di questo tipo, una delle più grandi d’Italia, è sorta nella zona portuale di Pozzallo. Gestita direttamente dalla prefettura di Ragusa, i migranti, che spesso tentano la fuga prima del riconoscimento, sono controllati e sorvegliati dalle forze dell’ordine, prima di essere trasferiti in un centro d’accoglienza.

I tentativi di fuga

Molti si chiederanno perché i migranti che vengono salvati e condotti in un hotspot tentino la fuga. Una domanda più che lecita considerato che godono di assistenza medica e di prima necessità. La risposta sta nelle leggi internazionali: una volta registrati in Italia, non possono più richiedere “asilo” o “status di rifugiato” in altri Stati. La maggior parte dei migranti in Italia sarebbe solo di passaggio; vorrebbero infatti raggiungere la Francia e la Germania, dove in molti hanno parenti o amici. I tentativi di fuga sono quindi spesso finalizzati al ricongiungimento.

Perché non consegnare gli immigrati ad altri Stati europei?

La risposta è molto semplice: il binomio Stato-mafia, che in Italia non è mai stato sconfitto. I migranti, il più delle volte, sono una triplice fonte di guadagno una volta assegnati ai campi di accoglienza: grandi fondi statali per il loro mantenimento, caporalato e manodopera, se così possiamo chiamarla, per la gestione di spaccio e prostituzione. Queste sono le principali attività che lo Stato ben conosce e permette qui a Vittoria e nei Comuni limitrofi.

Campi d’accoglienza: più migranti, più soldi per la mafia

Prendiamo in esame un campo d’accoglienza tra i più grandi di Vittoria: capienza massima 120 ospiti. In base ai bandi di concorso, lo Stato versa alla società cooperativa che gestisce la struttura una media di 30 euro giornalieri per ogni “ospite” registrato, in altre parole 108.000 euro al mese, di cui solo 8.000 vengono distribuiti tra gli immigrati (70 ero al mese ciascuno).

Per il mantenimento di una vecchia cascina con una quindicina di alloggi per famiglie, un dormitorio maschile, servizi, cucina, refettorio e qualche dipende, servono davvero 100.000 euro al mese? Oppure lo stato versa in modo “pulito” soldi alla mafia?

Considerato che la spesa per mantenere un hotel di buon livello, con una capacità di 100 posti letto, non supera i 40.000 euro al mese, la risposta pare abbastanza ovvia. Purtroppo i coordinatori delle cooperative, generalmente onlus, che gestiscono questi campi e lottano per una corretta regolamentazione dell’immigrazione, sono abbandonati a loro stessi nella lotta alla mafia, e spesso devono “sottomettersi” alle decisioni dei clan mafiosi; aggressioni e minacce di morte non mancano infatti tra i metodi coercitivi.

Permanenza in un campo d’accoglienza: burocrazia e delinquenza

Lo Stato-mafia che governa l’Italia ha trovato ovviamente il modo per mantenere i campi d’accoglienza costantemente pieni di “ospiti” e crearne sempre di nuovi: la burocrazia. La permanenza media in un campo di accoglienza, dovrebbe essere di qualche mese, ovvero, il tempo di accettazione o rifiuto del singolo migrante sul territorio italiano da parte dell’autorità competente. Ma la realtà è ben diversa.

Quasi nessun migrante viene accettato con lo stato di “rifugiato” o in “asilo”, ma nemmeno viene rimpatriato a differenza di quanto falsamente viene spesso detto da politici ed importanti TG nazionali. Tramite avvocati d’ufficio ha così inizio la trafila burocratica dei ricorsi: primo, secondo e terzo grado, portando la permanenza dei migranti presso le strutture d’accoglienza da pochi mesi e diversi anni.

Molti degli “ospiti” del campo di Vittoria si trovano qui da più di 5 anni, con permessi di soggiorno provvisori costantemente rinnovati. Alcuni di questi lavorano nelle serre o nelle piantagioni fuori dal centro abitato, spesso attraverso il ben diffuso caporalato. Altri, visti i maggiori introiti, nonché il tacito benestare delle Forze dell’Ordine e della prefettura, si dedicano allo spaccio ed alla gestione della prostituzione nel centro cittadino; non è infatti difficile vedere nelle piazze principali, come piazza Manin, immigrati occupati nelle trattative di vendita della droga, ed agenti della Polizia Locale che, facendo finta di non vedere nulla, proseguono nell’attività di controllo dei tagliandi di pagamento delle auto in sosta, lasciando la delinquenza indisturbata.

Andrà quindi sempre peggio?

Sicuramente non sarà la casta politica italiana a risolvere questa situazione; qualsiasi partito risulta verosimilmente corrotto e colluso. L’unica salvezza sarebbe un cambio di mentalità, ed una forte presa di posizione per cambiare le leggi europee sulla distribuzione dei migranti tra gli Stati membri. Solo quando gli italiani riusciranno a sradicare la mafia dallo Stato le problematiche potranno essere risolte.

I magistrati Falcone e Borsellino si rivolterebbero nella tomba sentendo la dichiarazione di un cittadino vittoriese: “purtroppo Falcone e Borsellino hanno agito in tempi sbagliati, quando la gente appoggiava la mafia: i siciliani vedevano i mafiosi come dei Robin Hood per il popolo. Ora però la mafia è “cambiata”, agisce per arricchirsi, non per aiutare gli isolani”. Questa semplice ammissione potrebbe essere un punto di partenza per cambiare mentalità, eliminare la mafia e risolvere buona parte dei problemi del bel Paese.

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“Test rapidi” poco affidabili: troppi falsi negativi!

Arriva l’autunno e con le prime influenze sarà panico: i test rapidi saranno solo un placebo.

Nell’ultimo mese, alcune regioni italiane stanno facendo un ampio ricorso ai cosiddetti “test rapidi” per individuare potenziali contagiati al nuovo Coronavirus, soprattutto negli aeroporti, per il controllo dei passeggeri di ritorno da Paesi come Spagna e Grecia.

Questi test però, a differenza dei tamponi molecolari di cui sentiamo parlare quasi ogni giorno da ormai sette mesi, hanno un’affidabilità limitata.

Facciamo chiarezza e confrontiamo i test: quali sono, come vengono eseguiti e la loro affidabilità.

Quali test esistono e le loro differenze

Quando si sente parlare di “test” per il nuovo Sars-CoV-2, si fa riferimento a tre strumenti diversi:

il primo è quello del tampone faringeo o naso-faringeo, meglio conosciuto come tampone molecolare o Pcr (Polymerase Chain Reaction, nome della tecnica di rilevamento utilizzata). Permette di diagnosticare con una probabilità di errore dall’1 al 4% un’infezione in atto. Ricerca l’Rna virale del nuovo Coronavirus, dato che ne esistono 7 differenti tra loro, ma il procedimento di analisi può durare da diverse ore ad alcuni giorni;

il secondo tipo di test è il comunemente chiamato “sierologico”, e viene effettuato attraverso il sangue. Serve a individuare la presenza nel liquido plasmatico degli anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta all’infezione da Sars-CoV-2. Bisogna sottolineare però che un test sierologico di per sé non è sufficiente per diagnosticare un’infezione in atto: se si risulta positivi al sierologico, serve comunque un tampone molecolare per confermare la positività al nuovo Coronavirus. I casi di falsi negativi sono molto comuni; come dimostrato dai test sierologici “made in china”, ritirati dal mercato spagnolo, che hanno prodotto un risultato del 70% di falsi negativi;

come terza tipologia ci sono i test antigenici. Conosciuti anche con il nome di “test rapidi”. Sono sempre effettuati con un tampone faringeo o naso-faringeo, ma il campione raccolto viene analizzato con una tecnica completamente differente rispetto alla Pcr. Danno risultati in un periodo di tempo molto breve (anche in pochi minuti), ma sono di gran lunga meno affidabili rispetto a quelli molecolari. Un aspetto sicuramente di non di secondaria importanza nel contenimento di un’epidemia. Non consideriamo i test salivari che sono ancora in fase di studio e scarsamente utilizzati.

Misurare l’affidabilità dei test: sensibilità e specificità

L’affidabilità dei test, che siano molecolari, sierologici o antigenici, si misura in percentuale in considerazione alla sensibilità ed alla specificità.

La sensibilità corrisponde alla proporzione di positivi al Sars-CoV-2 identificati correttamente in quanto tali: più è alta è la percentuale di sensibilità di un test, più è bassa la probabilità di incorrere in falsi negativi. Ovviamente il falso negativo è una persona che secondo il test non è infetta, ma che in realtà lo è.

La specificità invece corrisponde alla proporzione di negativi che sono correttamente identificati come negativi al virus: più è alta la specificità di un test, più è bassa la probabilità di incorrere in falsi positivi. In altre parole l’opposto di un falso negativo: persone che secondo il test sono contagiate, quando in realtà non lo sono.

Quanto sono affidabili i test?

Secondo le evidenze scientifiche più recenti, i tamponi molecolari, ovvero trattati con tecnica di rilevamento RT Prc, sono i test considerati più affidabili, con sensibilità e specificità del 95% (fonte Unipd).

I test antigenici, o “test rapidi”, come dice già il nome, si pongono come priorità la velocità di diagnostica e non l’affidabilità. Hanno una sensibilità ridotta del 65% e una specificità del 90% (fonte CerTest Biotec).

L’affidabilità dei test sierologici, invece, varia molto a seconda del numero di giorni che sono trascorsi dal momento dell’infezione; più giorni passano più i sierologici sono affidabili. La percentuale è quindi molto variabile.

La grande problematica dell’uso dei test rapidi

Il potenziale problema dei “test rapidi” sorge dal momento che il governo italiano ha deciso di autorizzarli, per aumentare la capacità delle autorità sanitarie regionali di individuare i nuovi casi di Sars-CoV-2.

Appena iniziato l’autunno, con i primi raffreddori e sintomi influenzali, sembra evidente che sarà necessario eseguire molti più test rispetto ai centomila giornalieri eseguiti nelle ultime settimane.

Saranno i test rapidi, con la loro scarsa sensibilità a proteggerci dalla potenziale seconda ondata? Sembrerebbe proprio di sì. Saranno utilizzati per il controllo delle persone che entrano nel nostro Paese da zone a rischio Covid attraverso porti ed aeroporti, nelle scuole, negli uffici pubblici e forse anche nelle grandi aziende per il controllo del personale.

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Giardini Estensi di Varese: rincorre nudo due concittadine

Giovane afgano si rende colpevole di atti osceni, ubriachezza molesta e resistenza a Pubblico Ufficiale

VARESE – nel corso del pomeriggio di ieri, 23 settembre 2020, è stato fermato dagli Agenti della Polizia della Questura di Varese un giovane di origini afgane, in quanto, non solo girava seminudo, con i pantaloni abbassati, all’interno dei Giardini Estensi, ma si è messo a seguire due giovanissime concittadine. Al termine degli accertamenti di rito l’uomo è stato deferito all’Autorità Giudiziaria in stato di libertà per i reati di atti osceni in luoghi abitualmente frequentati da minori e resistenza a Pubblico Ufficiale. Inoltre è stato sanzionato amministrativamente per ubriachezza molesta e gli è stato notificato il provvedimento del DASPO urbano.

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Modifica costituzionale approvata! Risparmio dubbio, ma certa la minor rappresentanza

L’entrata in vigore della nuova legge, il possibile Brescellum e il confronto con l’Europa: l’importante è risparmiare un euro e pochi centesimi.

Il referendum confermativo del 20 e 21 settembre, cha ha visto alle urne il 53,8% degli aventi diritto, ha confermato la modifica della Costituzione Italiana. Il 69,64% dei votanti si è espresso in modo favorevole alla riforma, che dovrebbe ridurre i costi del Parlamento riducendo però il numero dei rappresentanti dei cittadini.
In cosa consiste la riforma lo sappiamo: si riduce il numero dei deputati, che dagli attuali 630 passano a 400, ed il numero dei senatori, dagli attuali 315 diventano 200.

Ma quando entrerà in vigore?

La legge approvata attraverso il referendum confermativo, che dunque non necessitava di alcun quorum, è già in vigore, ma produrrà i suoi effetti a partire da 60 giorni dalla sua entrata in vigore.

Se per ipotesi si andasse a votare per eleggere il nuovo governo entro novembre, i cittadini sarebbero chiamati ad eleggere sempre 945 parlamentari. Ma ciò difficilmente potrà succedere, in quanto, prima che agli italiani sia concesso di tornare ad esprimersi, dovrà essere approvata la nuova legge elettorale, in modo che sia compatibile con il taglio dei parlamentari.

Nessun senatore o deputato che sarà giudicato “di troppo” perderà il posto di lavoro in questi giorni. I risultati della riforma si potranno vedere solo dopo le prossime elezioni politiche.

Nuova legge elettorale? D’obbligo il condizionale per il Brescellum

Stando agli ultimi accordi raggiunti dalle forze politiche, che però in Italia si sa, possono cambiare nel tempo di un aperitivo, la nuova legge, soprannominata Brescellum (dal propositore grillino Giuseppe Brescia), dovrebbe essere ispirata dal modello tedesco.

Nel dettaglio il Brescellum, è un sistema di voto totalmente proporzionale. Con il condizionale obbligatorio, dovrebbe essere basata su quattro punti cardine: abolizione dei collegi uninominali, soglia di sbarramento nazionale fissata al 5%, impianto proporzionale e diritto di tribuna.

Non si escludono però modifiche dell’ultimo momento: i renziani e la sinistra spingono, infatti, per un abbassamento della soglia di sbarramento almeno al 4% (attualmente è in vigore al 3%); mentre il Movimento 5 Stelle vorrebbe introdurre le preferenze per quanto riguarda le liste.

La struttura di Camera e Senato dovrebbe invece restare invariata, vale a dire che dovrebbe rimanere stabile il bicameralismo “perfetto”, a meno che tra una cena e un aperitivo politico, non intervengano ulteriori riforme costituzionali.

Il confronto tra Italia e resto d’Europa

Camera e Senato saranno ridimensionate del 36,5%. Andranno a casa, o meglio ad occupare altre cariche e funzioni pubbliche, 315 parlamentari. Se oggi abbiamo un deputato ogni 96 mila abitanti, alle prossime elezioni ne avremo uno ogni 151 mila. Quanto ai senatori, se oggi ne abbiamo uno per ogni 188 mila abitanti, in seguito sarà solo uno ogni 302 mila.

Forse non molti tra i 17 milioni di italiani che si sono espressi favorevoli alla riforma sanno che, l’Italia, con la nuova legge appena approvata approvata, sarà la nazione europea con la più bassa rappresentanza parlamentare, seconda sola alla Germania.

Un risparmio di milioni di euro?

Uno dei punti chiave per cui molti hanno deciso di approvare la riforma: il risparmio. Ma quanto si va a risparmiare rinunciando a circa un terzo dei nostri rappresentanti?

Anche Paperon de’ Paperoni della Disney, che tutti conoscono per la sua avidità, si sarebbe accorto che il risparmio non è proporzionale alla rappresentatività che ci siamo negati. Ogni italiano risparmierà infatti ben 1 euro e 55 centesimi all’anno.

Come? Così poco? Purtroppo si. Mediamente si calcola una spesa di 19 mila euro al mese, per ciascun deputato, e tra i 20 e i 21 mila euro al mese per ciascun senatore, inclusi i rimborsi. Quindi si arriverebbe ad un risparmio di circa 53 milioni di euro dalla Camera e di 29 milioni di euro dal Senato, almeno in teoria, ma in pratica c’è da tener conto di un altro dettaglio: parte di questi soldi torna nelle Casse dello Stato sotto forma di tasse. Il risparmio netto sarebbe quindi di circa 64 milioni di euro l’anno.

A questo punto aggiungiamo a questa cifra le “spese generali” che verrebbero tagliate, come gestione degli uffici, dalla cancelleria, i telefoni ecc.. che per eccesso quantifichiamo in altri 30 milioni di euro.

Calcolatrice alla mano, spalmando i 93 milioni di euro su 60 milioni di cittadini italiani, troviamo il grande risparmio annuo per ogni cittadino: l’euro e mezzo che anche Zio Paperone avrebbe speso per essere giustamente rappresentato.

“Una giusta economia non dimentica mai che non sempre si può risparmiare: chi vuole risparmiare sempre è perduto, anche moralmente”

Theodor Fontane

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Ucciso don Roberto Malgesini: Como in lutto per “il prete degli ultimi”

Proprio seguendo la sua vocazione, aiutare il prossimo, don Roberto Malgesini ha perso la vita in Piazza San Rocco a Como.

Secondo la prima ricostruzione degli inquirenti, il parroco, conosciuto come “il prete degli ultimi”, stava per iniziare il suo giro di distribuzione delle prime colazioni. La Panda grigia che utilizzava quotidianamente per raggiungere i bisognosi era ancora davanti alla canonica, carica di cibo da distribuire.

Il sacerdote ha però trovato l’omicida ad aspettarlo: era una persona che don Roberto conosceva bene, un senzatetto di origini tunisine di 53 anni, con vari decreti di espulsione, al quale forniva assistenza. Anche per questo, e considerato che pare fosse in buoni rapporti con don Roberto, al momento è difficile capire cosa sia passato nella testa dell’omicida. Ciò che ormai è tristemente noto è che il prete è stato colpito da diverse coltellate, e una di queste, al collo, si è rivelata fatale. Dopo l’inspiegabile gesto, l’extracomunitario si è diretto verso la vicina caserma dei Carabinieri, dove si è costituito.

Sul luogo dell’omicidio è giunto anche il vescovo Oscar Cantoni che ha benedetto la salma di don Roberto davanti ad una folla di fedeli e parrocchiani in lacrime. “Curava la situazione di queste persone – spiegano dalla diocesi di Como – era un sacerdote volto al volontariato sociale e lo faceva nel miglior modo possibile, era un pezzo di pane”.

In molti si sono uniti al cordoglio della città.

Angelo Tagliabue, rettore dell’Università dell’Insubria ha dichiarato: “Sono profondamente colpito dalla tragedia che si è consumata questa mattina a Como. Quello che è accaduto non deve far mettere in discussione il valore dell’accoglienza che ha reso don Roberto Malgesini il prete degli ultimi, dei senzatetto, dei migranti, dei bisognosi. Comunque la si pensi, l’accoglienza e la solidarietà sono concetti con cui ciascuno di noi deve confrontarsi. Ed è quello che invitiamo i nostri studenti a fare, oggi più che mai, esercitando con autonomia e partecipazione il loro senso critico di fronte all’attualità”.

Attilio Fontana ha postato su Facebook: “Mi unisco alla comunità di Como che piange la morte di Don Roberto Malgesini, aggredito questa mattina da un senzatetto a cui il sacerdote aveva portato conforto. Da anni Don Roberto all’alba portava i pasti caldi ai poveri della città. Una vita dedicata agli ultimi, un esempio per tutti noi”.

Il sindaco di Como, Mario Landriscina, ha deciso di proclamare il lutto cittadino per il grande impegno di don Roberto nel sociale.

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Riaprono le scuole: 17enne denunciato per detenzione di stupefacenti

È incominciato male il primo giorno di scuola per un diciassettenne di Jerago con Orago.

GALLARATE – Una volante del turno di ieri mattina, 14 settembre 2020 e primo giorno di riapertura delle scuole, nel perlustrare i paraggi di un istituto scolastico del centro cittadino, ha notato nel parcheggio della scuola la presenza di un ragazzo ed una ragazza tra le vetture posteggiate. Alla vista della volante entrambi i giovani hanno cercato di non farsi notare ed il ragazzo ha gettato qualcosa lontano da sé. Il brusco e repentino movimento ha però attirato l’attenzione degli Agenti, che hanno deciso di sottoporre a controllo entrambi gli studenti.

Un rapido accertamento ha permesso ai poliziotti di appurare che il giovane aveva gettato a terra del tabacco unitamente ad involucro di carta contenente sostanza stupefacente, avente le caratteristiche visive ed olfattive tipiche dell’“Hashish”. L’involucro che è stato debitamente sequestrato amministrativamente a carico del ragazzo.

Se le analisi confermeranno la natura stupefacente del materiale sequestrato, il detentore verrà segnalato per la violazione amministrativa prevista dall’Art. 75 D.P.R. 309/90 così come modificato dalla L. 49/06, ovvero la detenzione di sostanze stupefacenti per uso personale.

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Vaccino anti-Covid AstraZeneca: sperimentazione accelerata e scarsa protezione

Nessuna pubblicazione dei risultati delle fasi sperimentali: dubbi sull’efficacia e sulla tempistica di messa in commercio.

Molti, soprattutto sui Social Network, gli accesi dibattiti sul possibile vaccino anti-Covid. Consideriamo la sospensione e la ripresa dello studio di AstraZeneca, scopriamo come nasce il vaccino e quali protezioni può offrire, riflettiamo sulle fasi di sperimentazione e sugli accordi europei per la somministrazione.

Sospensione e ripresa della sperimentazione AstraZeneca

È durata appena qualche giorno la sospensione dello studio del candidato vaccino di AstraZeneca in corso di sperimentazione a Oxford, con la collaborazione dell’italiana Irbm di Pomezia tramite la divisione Advent.

La vaccinazione sospesa volontariamente in tutti i trial clinici per consentire la revisione dei dati sulla sicurezza dopo un caso di “reazione avversa inattesa” verificatasi in una donna all’interno dello studio di fase III nel Regno Unito, è stata subito ripresa con il consenso della commissione indipendente di valutazione.

Matteo Liguori, amministratore delegato di Irbm, ha commentato telefonicamente la notizia all’agenzia di stampa Dire: “Attendevamo la pronuncia della commissione indipendente con serenità, consapevoli che su una sperimentazione che coinvolge migliaia di persone non si può lasciare nulla al caso. Pertanto ogni potenziale evento avverso va approfondito ed esaminato, in quanto al primo posto viene la sicurezza del vaccino in sviluppo. AstraZeneca, sospendendo volontariamente i nuovi test, ha dimostrato nei fatti che la sicurezza è al primo posto” – aggiungendo – “Ora che le attività ripartono a regime continuiamo a lavorare con cauto ottimismo, ma consapevoli che la strada per la validazione deve avere i suoi tempi, guidati dalla scienza e sotto l’attenta supervisione degli enti regolatori preposti a controllare ogni fase. La breve durata della sospensione permette di mantenere invariati i piani di validazione e distribuzione“.

La notizia della ripresa della fase sperimentale è stata accolta positivamente anche dal Ministro della Salute, Roberto Speranza: “La ripresa della sperimentazione del vaccino Astrazeneca è una buona notizia, ma serve ancora tanta prudenza. La scienza è al lavoro per dare al mondo cure e vaccini efficaci e sicuri. Nel frattempo la vera chiave continuano ad essere i comportamenti di ciascuno di noi”.

Come nasce il vaccino anti-Covid?

Il vaccino sperimentale ChAdOx1 nCoV-19, sviluppato dallo Jenner Institute dell’Università di Oxford (UK), parte dalla versione indebolita di un adenovirus, un comune virus del raffreddore che infetta gli scimpanzé. Il patogeno in questione, è stato geneticamente modificato in modo che gli sia impossibile replicarsi nell’organismo umano. Alla sua struttura è stato però aggiunto il materiale genetico necessario a produrre la proteina “spike” che il coronavirus (SARS-CoV-2) utilizza per accedere alle cellule umane.
La speranza è che il sistema immunitario umano riconosca questo stimolo e attivi una risposta contro le proteine spike, in modo che, in caso di successivo incontro con il SARS-CoV-2, sia pronto a combatterlo.

Che protezione offre?

La sicurezza e l’efficacia del vaccino ChAdOx1 nCoV-19 sono tutt’ora in fase di studio su diversi modelli animali. I primi risultati dei test su piccoli gruppi di macachi dimostrano che il vaccino protegge dalla polmonite da CoViD-19, ma non dall’infezione (nel naso degli animali sono state infatti comunque trovate particelle virali).

Se gli stessi risultati fossero confermati anche sull’uomo, non sarebbero dunque pienamente positivi: l’obiettivo più realistico in cui possiamo quindi sperare è quello di mettere a punto vaccini che scongiurino le conseguenze più gravi del Covid, riducendo i sintomi della malattia a poco più di un brutto raffreddore.

Come avviene la sperimentazione?

I test di fase I sono iniziati ad aprile nel Regno Unito, e hanno coinvolto un migliaio di volontari dai 18 ai 55 anni. Questi primi trial sono serviti a valutare la sicurezza del vaccino, a comprenderne i dosaggi e ad escludere effetti collaterali importanti. I risultati di questa fase, sebbene conclusa a maggio, non sono stati pubblicati. Un comitato scientifico indipendente ha visionato i risultati e ha dato il via libera a procedere con le fasi successive.

La fase II prevede di estendere il numero di volontari a oltre 10.000 persone in UK, inclusi anziani (over 55) e bambini (a partire dai 5 anni) che non erano stati presi in considerazione nella fase precedente. La fase III, che in via del tutto eccezionale partirà contemporaneamente alla fase II, valuterà l’efficacia del vaccino su decine di migliaia di volontari in diverse parti del mondo, soprattutto nei nuovi epicentri della pandemia: trentamila negli USA e duemila in Brasile riceveranno una o due dosi di ChAdOx1 nCoV-19, oppure di un altro vaccino o preparato.

Considerato che il vaccino sperimentale ChAdOx1 nCoV-19 può dare alcuni effetti collaterali a breve termine come indolenzimento al braccio, mal di testa e qualche linea di febbre, al fine di evitare che in assenza di sintomi, i volontari sospettino di aver ricevuto un placebo, ad alcuni verranno somministrati altri vaccini o preparati, come il MenACWY (di norma somministrato contro il meningococco).

Per la riuscita dei test è indispensabile, secondo i ricercatori, che i volontari non sappiano che cosa gli sia stato inoculato. Tutti i volontari saranno comunque sottoposti a tamponi e ad esami del sangue periodici per valutare l’esposizione al virus e la risposta immunitaria.

Ironia della sorte, la sperimentazione sarà più veloce se la curva epidemica continuerò a crescere nei Paesi in cui vengono condotti i test. Per capire la reale efficacia del vaccino è infatti necessario che una parte dei soggetti volontari contraggano il virus. I partecipanti alla sperimentazione saranno seguiti per tutta la durata dei test da personale medico; nel caso avessero ricevuto un placebo, un vaccino contro un differente virus, o un preparato come il MenACWY, e dovessero contrarre il Covid-19 perché residenti in aree ancora molto colpite, riceveranno cure tempestive.

L’accordo con AstraZeneca e il vaccino gratuito

L’accordo stipulato nel mese di giugno da Italia, Germania, Francia e Olanda con AstraZeneca serve ad assicurarsi che in Europa arrivino scorte adeguate del vaccino entro la fine del 2020. Un contributo fondamentale alla produzione massiccia di dosi sarà fornito dall’azienda italiana Irbm di Pomezia; già in prima linea con un vaccino anti-Ebola. L’obiettivo di questo accordo, come di molti altri in fase di sottoscrizione, è quello di garantire l’accesso al vaccino, senza esclusioni o distinzioni, a tutti gli stati UE, a fronte di un supporto finanziario dei vari Stati alle aziende biofarmaceutiche che si assumono il rischio di scommettere su vaccini sperimentali.

La distribuzione del vaccino durante la pandemia avverrà su base non-profit. In Italia il vaccino sarà gratuito e offerto, per ora non obbligatoriamente, prima alle categorie più a rischio. Durante la fase ancora acuta dell’epidemia, non sarà verosimilmente acquistabile in farmacia. Le prime dosi di questo “vaccino in tempi record”, considerato che mediamente occorrono dai 18 ai 24 mesi per completare lo studio di un nuovo vaccino, potrebbero essere somministrate in Italia già all’inizio del 2021. Il condizionale è d’obbligo: non si sa ancora la reale efficacia dello sperimentale vaccino ChAdOx1 nCoV-19.

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Tumore al seno: il veleno delle api può ucciderlo

Le api rivelano un altro grande dono all’umanità: il loro veleno può uccidere le cellule del cancro al seno.

Uno studio condotto dall’Harry Perkins Institute of Medical Research di Perth, Australia, e pubblicato su Nature (npj precision oncology) hanno scoperto che la principale componente del veleno delle api (Apis millifera), detta melittina, può uccidere rapidamente le cellule tumorali aggressive e difficili da trattare.

La melittina

Lo studio ha rivelato che la melittina, combinata con farmaci chemioterapici esistenti, è altamente efficiente nel ridurre lo sviluppo dei cancro nei topi .
Lo studio, nello specifico, ha mostrato che una specifica concentrazione del veleno ha ucciso il 100% dei tumori al seno tripli-negativi e delle cellule cancerose entro 60 minuti, con effetti minimi sulle cellule normali.

La Dott.ssa Ciara Duffy, responsabile della ricerca, ha dichiarato: “Abbiano accertato che il veleno delle api da miele è notevolmente efficace nell’uccidere alcune delle più aggressive cellule del cancro al seno, in concentrazioni che non sono dannose per le cellule normali”. Duffy ritiene che la scoperta possa portare allo sviluppo di un trattamento per i tumori al seno triplo-negativi, per i quali, ad oggi, non esistono terapie mirate e clinicamente efficaci.

La procedura

Nella procedura le api sono state addormentate con anidride carbonica e refrigerate prima di estrarre loro il veleno. I ricercatori hanno poi riprodotto sinteticamente la melittina, verificando che rispecchiasse la maggioranza degli effetti antitumorali del veleno delle api. La melittina, infatti, è in grado di penetrare la membrana plasmatica delle cellule, creare porosità, ed uccidere le cellule tumorali.

Più nel dettaglio, come riporta lo studio “il veleno dell’ape e la melittina sopprimono l’attivazione di EGFR e HER2 interferendo con la fosforilazione di questi recettori nella membrana plasmatica delle cellule di carcinoma mammario”.

Anti-riproduzione della cellula cancerosa

Grazie alla ricerca, si è anche scoperto che entro 20 minuti dalla somministrazione, la melittina ha un altro potente effetto: chiudere il percorso di segnalazione per la riproduzione delle cellule cancerose triplo-negative.
“Abbiamo osservato che interferisce con i percorsi principali che segnalano il cancro e che sono fondamentali per la crescita e la replicazione delle cellule cancerose”, ha dichiarato la dottoressa venticinquenne Ciara Duffy.



La studiosa sottolinea tuttavia la necessità di ulteriori ricerche: “Vi è molta strada da fare su come può essere somministrata, per verificarne le tossicità e le massime dosi tollerate, prima di conseguire ulteriori progressi”.

Scarica lo studio completo (lingua inglese):


“Quando l’ultima ape morirà all’uomo resteranno 4 anni di sopravvivenza”.

Albert Einstein

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Restrizioni anti-Covid prorogate fino al 7 ottobre

Entra in vigore oggi, 8 settembre 2020, il nuovo DPCM, con cui il Governo Conte proroga i divieti fissati il 10 agosto scorso. La scadenza per questo nuovo provvedimento è fissata al 7 ottobre 2020.

Nonostante la lieve risalita dei contagi delle ultime settimane, che impone prudenza, il decreto non prevede nuove restrizioni. Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha comunque rassicurato che non ci sarà più alcun lockdown generalizzato.

Tuttavia, non ci sono neppure degli allentamenti delle misure di restrizione, come invece molti auspicavano. Non sono previste riaperture di discoteche. Chiusi anche gli stadi nonostante l’imminente inizio del campionato di Serie A. Nota positiva: si dà il via libera al ricongiungimento delle coppie internazionali.

Nuovo DPCM e l’obbligo delle mascherine

Il Presidente del Consiglio, considerando l’Italia in stato di pandemia e firmando il nuovo DPCM, proroga i divieti e gli obblighi fissati il 10 agosto scorso. Per quanto riguarda l’utilizzo della mascherina – salvo diverse ordinanze locali – è stato confermato l’obbligo di indossarla in tutti i luoghi pubblici al chiuso. Confermato anche l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi pubblici all’aperto quando non può essere garantita la distanza di sicurezza di un metro tra le persone. Restano esclusi dall’obbligo della mascherina i bambini sotto i 6 anni e i disabili.

Nuovo DPCM e mezzi di trasporto pubblici

La capienza massima dei mezzi di trasporto pubblici è stata portata all’80%, sia per quanto riguarda i posti a sedere, quanto quelli in piedi. Permane l’obbligo di tenere sempre indossata la mascherina sui mezzi di trasporto pubblici. Secondo il DPCM saranno istallate paratie laddove non è possibile garantire il distanziamento.

Alquanto discutibile la decisione che riguarda gli scuolabus: questi potranno viaggiare con la capienza massima consentita nei casi in cui il tempo di permanenza degli alunni sul mezzo non supera i 15 minuti. Gli studenti di età superiore ai 6 anni dovranno indossare la mascherina dal momento della salita sul mezzo, a meno che non sia possibile l’allineamento degli alunni su posti singoli, escludendo così il posizionamento “a faccia a faccia”.

Nuovo DPCM e ricongiungimento per le coppie internazionali

L’unica novità importante del nuovo DPCM è la possibilità di ricongiungimento per le coppie internazionali. Prevista un quarantena obbligatoria di 14 giorni e l’autocertificazione per l’ingresso in Italia da chi proviene da Paesi finora considerate “off limits”: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kosovo, Kuwait, Macedonia del nord, Moldova, Montenegro, Oman, Panama, Perù, Repubblica dominicana, Serbia, Colombia.

Per il ricongiungimento delle coppie internazionali è quindi necessario certificare che chi arriva in Italia risiederà presso una persona con la quale vi sia una stabile relazione affettiva.

Così si legge sul DPCM: “è consentito l’ingresso nel territorio nazionale per raggiungere il domicilio, l’abitazione e la residenza di una persona, anche non convivente, con la quale vi sia una stabile relazione affettiva”.

Nuovo DPCM e tamponi obbligatori

Confermata nel DPCM anche la validità dell’ordinanza del Ministero della Salute, Roberto Speranza, del 12 agosto scorso. Permane l’obbligo di sottoporsi a tampone per coloro che nei 14 giorni antecedenti al rientro in Italia abbiano soggiornato o transitato in Croazia, Grecia, Malta o Spagna.

Il tampone obbligatorio viene sottoposto direttamente all’arrivo in aeroporto o comunque entro 48 ore dall’ingresso in Italia. Sono esclusi dal tampone obbligatorio, presentandone la certificazione di negatività, coloro che si sono già sottoposti al test nelle 72 ore antecedenti all’ingresso nel territorio nazionale.

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Legionella a Busto Arsizio: tutto ciò che c’è da sapere sul batterio

Situazione sotto controllo per Gallera e Antonelli. Ci sono rischi per la salute? Come proteggersi da questo batterio?

La notizia della presenza di legionella a Busto Arsizio è trapelata solo ieri in tarda serata, dopo una nota ufficiale dell’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera. Attualmente la situazione è di un morto e 15 casi accertati.

I primi casi risalirebbero al mese di agosto – spiega Gallera – le autorità sanitarie territoriali si sono attivate immediatamente e hanno realizzato i prelievi e la campionatura delle acque nelle abitazioni di residenza, il controllo degli impianti idrici (acquedotto) e delle torri di raffreddamento. Le analisi di laboratorio sono in corso. In via precauzionale è stata altresì eseguita una iper-clorazione dell’acqua. Sono in corso ulteriori accertamenti igienici e sanitari previsti dai protocolli di sicurezza”.

Le parole del Sindaco di Busto Arsizio

Il sindaco di Busto Arsizio, Emanuele Antonelli, è intervenuto con un post sulla sua pagina Facebook, per rassicurare i cittadini.

Cos’è la Legionella?

“Legionella Pneumophila” è il nome scientifico di un batterio gram-negativo in grado di sopravvivere nell’acqua e nel fango, che si trasmette però per via aerea. Il suo nome deriva dal 1976, dopo che un’epidemia si era diffusa tra i partecipanti al raduno della Legione Americana al Bellevue Stratford Hotel di Philadelphia. Il bacillo può svilupparsi nell’uomo, in modo asintomatico, oppure in due malattie distinte:

  • La Malattia del Legionario, con un periodo di incubazione variabile da 2 a 10 giorni (in media 5-6 giorni). Si manifesta come una polmonite infettiva, con o senza manifestazioni extrapolmonari. La sindrome pneumonitica non ha caratteri di specificità né clinici né radiologici. Nei casi gravi può insorgere bruscamente con febbre, dolore toracico, dispnea, cianosi, tosse produttiva associati all’obiettività fisica semeiologica del consolidamento polmonare. Nei casi meno gravi l’esordio può essere insidioso con febbre, malessere, osteoartralgie, tosse lieve, non produttiva. La polmonite da Legionella non ha quindi caratteristiche cliniche che permettano di distinguerla da altre forme atipiche o batteriche di polmonite. Come tale va sempre sospettata sul piano clinico tra le infezioni polmonari comunitarie e nosocomiali. La diagnosi di laboratorio dev’essere considerata indispensabile per le procedure diagnostiche.
  • La Febbre di Pontiac, meno grave, ha un periodo di incubazione di 24-48 ore. Si manifesta nella sua forma acuta in modo simil-influenzale, ma senza interessamento polmonare e si risolve in 2-5 giorni. I sintomi più comuni sono: malessere generale, mialgie e cefalea, seguiti rapidamente da febbre, a volte con tosse e gola arrossata. Possono essere presenti diarrea, nausea e lievi sintomi neurologici quali vertigini o fotofobia.

Il trattamento di entrambe le malattie, essendo di origine batterica, passa soprattutto attraverso terapie antibiotiche.

Paura per l’acqua potabile

Evidenze scientifiche confermano che il batterio “Legionella Pneumophila” si trasmette per via inalatoria. L’infezione non si contrae né da persona a persona, né bevendo l’acqua del rubinetto, o utilizzandola nella preparazione dei cibi.

Nello specifico, il contagio avviene attraverso aerosol di acqua infettata e per via respiratoria mediante la sua inalazione, aspirazione o microaspirazione. La pericolosità della malattia è inversamente proporzionale al diametro delle goccioline di acqua o delle particelle infettate: più sono piccole (<5 µ) e più facilmente possono raggiungere le basse vie respiratorie.

Gli studi epidemiologici hanno evidenziato che ci sono fattori predisponenti a questa infezione batterica, in particolare: età, fumo di sigaretta, storia di alcolismo, presenza di malattie croniche e malattie respiratorie, immunodeficienza e una certa sensibilità individuale al batterio. Anche la carica infettante del ceppo, così come il tempo di esposizione e la quantità di agente infettante presente nell’ambiente e inalato, incidono sulla forma e la gravità dell’infezione.

Prevenzione

Per prevenire la diffusione del batterio “Legionella Pneumophila” è buona norma effettuare periodici controlli degli impianti di areazione e del sistema idrico, con:

  • accurata pulizia e disinfezione dei filtri dei condizionatori e degli umidificatori;
  • decalcificazione periodica dei rompigetto dei rubinetti e dei diffusori delle docce;
  • sostituzione delle guarnizioni e di altre parti usurate degli impianti idrici.

In contesti di rischio, prima di fare la doccia, lasciare scorrere l’acqua calda per almeno 5 minuti prima di entrare, così da non inalare eventuali vapori potenzialmente nocivi.

Per limitare al massimo la stagnazione dell’acqua che favorisce la crescita dei batteri, può essere inoltre utile pulire e disinfettare scaldabagni e tubature, ovvero i serbatoi di accumulo dell’acqua.

Infine, bisognerebbe evitare di costruire tubature e sistemi che favoriscono il ristagno dell’acqua, favorendo impianti di produzione istantanea d’acqua calda.

FAQ: domande e risposte

Si può stirare con il ferro a vapore?
Sì, in quanto l’acqua supera i 100 gradi e il batterio è infettivo tra i 25 e 45 gradi circa.

Si possono utilizzare gli umidificatori?
Sì, utilizzando a scopo precauzionale acqua sterile per riempire i serbatoi dei dispositivi usati per l’umidificazione.

Si possono fare aereosol?
Sì, utilizzando esclusivamente soluzioni fisiologiche sterili.

Si può cucinare la pasta con l’acqua del rubinetto, dato che poi bollirà e si produrrà vapore?
Sì, in quanto l’acqua supera i 100 gradi e il batterio è infettivo tra i 25 e 45 gradi circa. Si consiglia, comunque, di utilizzare il coperchio fino all’ebollizione.

Si può usare la caffettiera?
Sì, in quanto l’acqua supera i 100 gradi e il batterio è infettivo tra i 25 e 45 gradi circa.

Si possono lavare i piatti con l’acqua calda?
Sì, evitando però di inalare i “vapori” emessi durante lo scorrimento dell’acqua.

Si può usare la lavastoviglie?
Sì, si può usare in quanto la temperatura dell’acqua supera i 40 gradi.

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Divieto di indossare la mascherina a Sutri: la più grande fake news pubblicata delle Grandi Testate

A Sutri, dove Sgarbi è primo cittadino, bisogna fare attenzione ad indossare la mascherina? Occorre farlo solo se è strettamente necessario? Si rischia davvero di essere sanzionati?

“Solo ladri e terroristi si mascherano il volto. In città non c’è nessun contagiato”, avrebbe dichiarato il critico d’arte, e primo cittadino di Sutri, l’On. Prof. Vittorio Sgarbi, aggiungendo: “A Sutri chi porta la mascherina senza necessità sarà multato”.

Cosa dicono le grandi testate?

Nonostante la responsabilità di verificare sempre le fonti delle notizie e porre attenzione al linguaggio usato nel pubblicarle, questo impone l’Ordine dei Giornalisti ed il Codice Deontologico degli stessi, le grandi testate italiane non se ne preoccupano. Un susseguirsi di fake news, non rettificate. Purtroppo “vendere la notizia al lettore” sta diventando primario rispetto alla notizia stessa.

Ecco cos’è stato pubblicato dalle principali testate nazionali il 29 agosto 2020:

Sgarbi vieta la mascherina nel comune di Sutri (dove è sindaco). “Solo i ladri nascondono il volto. Multa a chi la indossa senza necessità“. L’ordinanza firmata dal critico d’arte si richiama alla legge degli anni Settanta che vieta “l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo”. – Il Fatto Quotidiano

Sgarbi sindaco senza freni: “A Sutri multe a chi indossa le mascherine senza necessità”. “A Sutri chi porta la mascherina senza che sia necessario sarà multato”. Lo stabilisce un’ordinanza di Vittorio Sgarbi, che della cittadina della Tuscia è il primo cittadino. – La Repubblica

A Sutri il sindaco Sgarbi multa chi indossa la mascherina “senza necessità”: “Solo ladri e terroristi si mascherano il volto”. A Sutri, comune del Viterbese, verrà multato chi indossa la mascherina senza necessità: lo prevede un’ordinanza di Vittorio Sgarbi,... – La Stampa

Sutri, Sgarbi sindaco multa chi indossa la mascherina. Il viceparroco: «Che pazienza…» A Sutri, comune del Viterbese, verrà multato chi indossa la mascherina senza necessità: lo prevede un’ordinanza di Vittorio Sgarbi, che della cittadina della Tuscia è il sindaco. «Solo ladri e terroristi si mascherano il volto», afferma, in una nota. – Corriere della Sera

La posizione dell’Ordine dei Giornalisti

L’Ordine dei Giornalisti, è l’ente pubblico italiano, fondato nel 1963 che rappresenta la categoria professionale dei giornalisti, a cui sono obbligati ad iscriversi per esercitare la professione. L’Ordine dovrebbe avere funzione di vigilanza e tutela sull’operato degli iscritti.

Esistono testi fondamentali a cui i giornalisti dovrebbero attenersi, integralmente consultabili sul sito dell’Ordine dei Giornalisti, tra i quali: Testo Unico dei Doveri del Giornalista ed il Codice Deontologico.

Riguardo il falso riportato, ovvero il divieto di indossare le mascherine a Sutri, è importante sottolineare che il Testo Unico dei Doveri del Giornalista, al Articolo 1, cita: “È diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d’informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede. Devono essere rettificate le notizie che risultino inesatte e riparati gli eventuali errori…”

I giornalisti, non di meno le grandi testate, avrebbero anche il dovere di rispettare il Codice Deontologico in caso di errore in una notizia. In questo particolare caso, più che errore, una notizia completamente falsa, non verificata prima della pubblicazione. L’art. 4 del Codice Deontologico cita infatti:Il giornalista corregge senza ritardo errori e inesattezze, anche in conformità al dovere di rettifica nei casi e nei modi stabiliti dalla legge”.

La falsità del divieto di indossare la mascherina nel Comune di Sutri

L’unica cosa reale di tutta questa bufera mediatica è la proposta di divieto avanzata dall’On. Prof. Vittorio sgarbi, sindaco di Sutri. Ad oggi però non è stata firmata alcuna ordinanza. La verifica dell’inesistenza dell’ordinanza anti-mascherina è molto semplice, infatti è possibile:

  • consultare il sito internet ufficiale del Comune di Sutri, dove non compare nessuna ordinanza a riguardo;
  • telefonare alla segreteria del Comune al numero 0761.6011;
  • telefonare e chiedere chiarimenti alla Polizia Locale di Sutri al 0761.601219, che sicuramente non potrà contestarvi e verbalizzarvi l’uso della mascherina a protezione del Covid-19.

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Positivi al Covid-19: solo in pochi sono contagiosi

Non tutti i positivi al Cov-Sars-2 sono contagiosi, dipende dalla carica virale.

Dalla metà di agosto è in aumento la curva dei positivi. I media fanno leva sull’allarmismo, trasmettendo continuamente il numero di positivi in costante aumento. Ma facciamo chiarezza sul significato di “positivi” e di “asintomatici”, alla luce del termine “carica virale”.

Cos’è la carica virale?

La carica virale, conosciuta anche come “carico virale” o “titolo virale”, è un’espressione numerica della quantità di virus in un dato volume. Nel caso specifico del Coronavirus, questo numero esprime quante particelle virali siano presenti per ml di fluido corporeo esaminato. Più nel dettaglio, esprime quante copie di Rna virale siano presenti per ogni ml di espettorato o di plasma sanguigno.

Tutti i positivi sono infetti?

Secondo recenti studi, e le dichiarazioni di Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri Irccs, la risposta è negativa. Secondo lo stesso scienziato, un positivo con carico virale inferiore a 100.000 copie di Rna, non presenta sostanziali rischi di contagio.

Ha dichiarato Remuzzi riguardo lo studio condotto su 133 ricercatori della struttura da lui guidata e su 298 dipendenti della Brembo: “In tutto, 40 casi di tamponi positivi. Ma la positività di questi tamponi emergeva solo con cicli di amplificazione molto alti, tra 34 e 38 cicli, che corrispondono a meno di diecimila copie di Rna virale”.

Quelli che vengono indicati come “nuovi positivi“, (+1.462 al 28 agosto 2020) non sono quindi tutti contagiosi o malati.

Gli asintomatici sono contagiosi?

La paura degli asintomatici, come possibili “untori”, sta dilagando. Importante sottolineare che già nei primi di Giugno, L’Organizzazione Mondiale della Sanità , aveva rilasciato una dichiarazione: “i soggetti positivi e asintomatici hanno meno probabilità di diffondere il contagio del Sars-Cov-2 rispetto a quelli che hanno sviluppato sintomi”.

L’infettivologo Matteo Bassetti, ha sottolineato le 4 categorie esistenti di asintomatici, con le rispettive possibili cariche virali di ogni categoria:

  • gli asintomatici che resteranno tali e che sono portatori sani del virus. Presentano una bassa carica virale e quindi bassa probabilità di contagiare;
  • i pre-sintomatici, ovvero quelli in fase si incubazione, che nel giro di qualche giorno svilupperanno i sintomi. Presentano una più alta carica virale con una conseguente maggiore probabilità di essere contagiosi;
  • i paucisintomatici, ovvero soggetti che presentano sintomi lievissimi e che spesso passano inosservati, con una media carica virale e relativa probabilità di essere contagiosi;
  • i “non più sintomatici”, quelli che sono guariti e che dopo due tamponi negativi tornano ad avere positività. Questi hanno una carica virale bassissima o addirittura nulla, e non sono in grado di trasmettere l’infezione.

L’acceso dibattito tra scienziati

Da un lato si pongono l’Istituto Superiore di Sanità, il Consiglio Superiore di Sanità, ed i principali media, che dichiarano: “il virus c’è ancora e non è meno aggressivo!”.

Dall’altro si schierano i più importanti virologi e scienziati italiani (Alberto Zangrillo, Matteo Bassetti, Arnaldo Caruso, Massimo Clementi, Luciano Gattinoni, Donato Greco, Lucà Lorini, Giorgio Palù, Roberto Rigoldi e Giuseppe Remuzzi), che hanno firmato un breve documento, anti-allarmistico, già due mesi fa’, e riportato in molte testate, nel quale spiegano che i nuovi positivi saranno poco o per nulla contagiosi.

Il testo completo:

“Evidenze cliniche non equivoche da tempo segnalano una marcata riduzione dei casi di Covid-19 con sintomatologia. Il ricorso all’ospedalizzazione per sintomi ascrivibili all’infezione virale è un fenomeno ormai raro e relativo a pazienti asintomatici o paucisintomatici. Le evidenze virologiche, in totale parallelismo, hanno mostrato un costante incremento di casi con bassa o molto bassa carica virale. Sono in corso studi utili a spiegarne la ragione. Al momento la comunità scientifica internazionale si sta interrogando sulla reale capacità di questi soggetti paucisintomatici e asintomatici di trasmettere l’infezione”.

Convivere con il virus

La scienza rimane ancora divisa. I Governi di tutto il mondo mettono in moto strategie differenti: dal lockdown all’immunità di gregge. I media creano allarmismo e sui social crescono gruppi negazionisti.

L’unica strategia vincente potrebbe essere di imparare a convivere con questo virus senza ulteriore terrorismo mediatico e senza negazionismo. L’economia deve ripartire, così come l’istruzione. Smettere di “vivere” per la paura di un virus porterebbe solo all’annichilimento dell’Uomo.

La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia.

Mahatma Gandhi

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Il referendum taglia parlamentari: le date, gli orari e l’analisi dei numeri dei parlamentari italiani

Il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, previsto per il 9 marzo 2020, e posticipato al 20 e 21 settembre, a causa della pandemia di Covid, è stato indetto per approvare o respingere la legge di revisione costituzionale.


Qualche numero

Il testo di legge, approvato in via definitiva già l’ 8 ottobre dell’anno scorso, prevede il taglio del 36,5% dei componenti di entrambi i rami del Parlamento. I seggi della Camera passerebbero quindi da 630 a 400 e i seggi elettivi del Senato da 315 a 200.

L’eventuale approvazione della legge colpirà anche la Circoscrizione Estero: i deputati passerebbero da 12 ad 8 e i senatori da 6 a 4.

La riduzione dei senatori comporterà anche la riduzione del numero minimo di senatori eletti da ogni Regione. In caso di conferma della legge proposta si passerà da un minimo di 7 elettori ad un minimo di 3. Ci sono due eccezioni: Molise e Val d’Aosta, che manterranno rispettivamente un minimo di 2 senatori la prima e 1 la seconda.


Quando e chi potrà voterà?

Al fine di evitare assembramenti, i seggi per le votazioni saranno aperti per due giornate. Il 20 settembre sarà possibile esprimere la propria preferenza dalle ore 7:00 alle ore 23:00, mentre il 21 settembre dalle ore 7:00 alle ore 15:00.
Al referendum costituzionale potranno votare tutti i cittadini italiani che alla data del 20 settembre abbiano compiuto i 18 anni. Saranno necessari: un documento d’identità in corso di validità e la tessera elettorale.


Come si voterà?

Agli elettori sarà consegnata una scheda elettorale con la domanda per cui si è chiamati alle urne:
“Approvate il testo della legge costituzionale concernente -Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari-, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n.240 del 12 ottobre 2019?”

Sarà sufficiente segnare una croce: sul “Sì”, se si è favorevoli alla legge proposta; sul “No”, se si intende bocciare la modifica costituzionale. Barrando entrambe le caselle, ovviamente, il voto sarà nullo.

Si ricorda la particolare importanza del voto, in quanto, essendo un referendum confermativo, non sarà necessario il raggiungimento del quorum, ovvero non sarà necessario il voto del 50% + 1 degli aventi diritto.


Perché votare a favore?

La riforma sul taglio dei parlamentari porterà, secondo gli esperti pro-referendum, a un risparmio di circa 100 milioni di Euro all’anno, prendendo in considerazione anche indennizzi e rimborsi. Secondo gli schieramenti politici favorevoli alla riforma, i quasi 945 parlamentari sono troppi per l’Italia. Il taglio dovrebbe rendere più efficiente il lavoro dei due rami del Parlamento. Si dovrebbe mettere la parola “fine” ad un’eccessiva frammentazione anche all’interno degli stessi partiti, e quindi “fine” anche a dibattiti infiniti ed inconcludenti.


Perché essere contrari?

Una delle motivazioni principali è il calo della rappresentatività. Il taglio dei parlamentari porterebbe un singolo parlamentare a rappresentare una maggior numero di cittadini, e le minoranze sarebbero ancor meno rappresentate di quanto lo siano adesso. Da non sottovalutare che le Regioni più piccole saranno penalizzate al Senato, in quanto perderanno rappresentanti. Ovviamente, per gli esperti anti-riforma, il taglio dei parlamentari porterà ad un risparmio molto inferiore ai 100 milioni di Euro, calcolabile in circa 90 centesimi di Euro/annui pro-capite.


Il numero dei parlamentari italiani rispetto alle altre nazioni europee

L’Italia, sebbene sia il secondo Paese in Europa per numero di parlamentari assoluto, secondo solo al Regno Unito che ne conta 1430, non lo è assolutamente per numero di parlamentari per abitante.
Nei grafici viene mostrata la situazione attuale, e la situazione dopo un’eventuale approvazione della legge per cui ci si recherà alle urne.

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La curva dei contagi in salita: un falso che crea allarmismo

Ricercatori e virologi si dividono: leggere i numeri senza farci influenzare da politica ed economia.

Negli ultimi giorni, con il rientro di molti dalle vacanze all’estero, il numero dei contagi è aumentato. Questo è innegabile. Da meno di 500 casi al giorno, il 22 agosto si è superata la “fatidica” soglia di 1000 nuovi positivi. Ma la curva dei contagi davvero è pericolosamente in ascesa? L’analisi matematica dei dati dimostra che non dobbiamo lasciarci prendere dall’ansia e dalla fobia del contagio.

Una curva di contagi che divide i ricercatori

Purtroppo, senza entrare nel merito della questione, politica ed interessi economici dividono anche ricercatori e scienziati. La credibilità della ricerca scientifica diminuisce, e si generano ansie e paure infondate.

Fabrizio Sebastiani, ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), ha dichiarato: “Se non invertiamo immediatamente la rotta, c’è il rischio che il Paese si ritrovi a vivere la situazione drammatica di qualche mese fa”.
La virologa Ilaria Capua, invece, con Zangrillo e Bassetti, si schiera contro l’allarmismo da pandemia. Per la responsabile dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida, pur invitando sempre alla prudenza, è sbagliato definire i nuovi casi con il termine “malati”.

La curva dei nuovi positivi

Se si considera il numero puro dei nuovi casi, innegabilmente è aumentato. Il 14 agosto i nuovi positivi accertati erano 574, il 22 agosto ne sono stati contati 1071, quasi il doppio, per l’esattezza l’86,6% in più. Ma un semplice numero non definisce una curva dei contagi. La percentuale dei positivi rispetto ai tamponi eseguiti giornalmente può invece definire un trend. In questo caso, tra il 14 ed il 22 agosto, l’aumento dei contagi è solo dello 0,15%. Di seguito il grafico che mostra la curva dei contagi in percentuale rispetto ai tamponi giornalieri eseguiti, dal 1° marzo 2020 al 22 agosto 2020.

Dati aggregati Regioni/PPAA – Ministero della salute – Istituto Superiore di Sanità

Quanto sono “piene” le Terapie Intensive?

Tante purtroppo le false notizie, poi smentite, che le terapie intensive stanno tornando a riempirsi a causa della curva di contagio in aumento; forse per giustificare, inutilmente, i milioni di euro spesi per la creazione di nuovi posti di terapia intensiva. La matematica mostra però una situazione differente. Interessante osservare la percentuale di ricoverati in terapia intensiva rispetto ai positivi: al 22 agosto solo lo 0,38%. Sarebbe quindi semplice allarmismo dire che stiamo tornando alla situazione di alcuni mesi fa, quando la percentuale ha toccato valori dell’8,8%. Il grafico mostra chiaramente una curva in costante decrescita e prossima allo zero.

Dati aggregati Regioni/PPAA – Ministero della salute – Istituto Superiore di Sanità

Decessi in costante calo

Tantissimi sono stati i genitori, i nonni, i fratelli o gli amici rimasti vittime dalla pandemia di Covid, ma non si può vivere nel terrore. La curva dei contagi ha un trend leggermente positivo, ma la curva dei decessi decisamente no. Ad oggi il tasso di mortalità a causa del Coronavirus è pari allo 0,02% dei positivi. Ma attenzione, di questo 0,02% di deceduti: il 61,8% avevano 3 o più patologie pregresse, il 20,4% altre 2 patologie, il 13,9% un’altra patologia e solamente il 3,9% erano pazienti sani.

Dati aggregati Regioni/PPAA – Ministero della salute – Istituto Superiore di Sanità

Il rischio matematico

Rispettando le regole anti contagio imposte dal Governo, le possibilità di morire di Covid-19 in Italia sono davvero remote, se non avete altre patologie. Per sdrammatizzare un po’, considerate che è matematicamente più probabile indovinare i 6 numeri del Superenalotto per diverse estrazioni consecutive che morire di Sars-Cov-2, se non avete importanti patologie pregresse. Per dare un ultimo dato numerico, la percentuale di morti a causa del Coronavirus il 22 agosto (ultimo dato disponibile), ovvero 3, è pari allo 0,000005% della popolazione italiana. Rispettare le regole ed evitare che la curva pandemica non risalga è importante, ma non farsi prendere dall’ansia e dalla fobia del Covid è fondamentale.

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Nuove pandemie? No, grazie. Interveniamo all’origine

Prevenire nuove pandemie non è una strada costosa, e una reale necessità per salvaguardare la specie umana.

Esistono efficaci piani di prevenzione contro possibili nuove pandemie. Reprimere il commercio di specie selvatiche e contenere la deforestazione sono i punti fondamentali di uno studio condotto da un team di ricercatori statunitensi e pubblicato sulle pagine di Science.

Il costo, dell’intero programma decennale di prevenzione, si aggirerebbe mediamente sui 265 miliardi di dollari. Una cifra che rappresenta appena il 2% di quanto l’economia mondiale ha perso a causa dell’emergenza Covid-19.

I punti chiave della prevenzione

In accordo con il pensiero di Giorgio Vacchiano, ricercatore forestale italiano di fama internazionale, la strategia vincente per prevenire nuove pandemie si basa su pochi punti chiave:

  • la fine del commercio di carni selvatiche, presente soprattutto nei wet market cinesi;
  • sorveglianza e controllo dell’emergere di malattie nella fauna selvatica e domestica;
  • un attento monitoraggio del traffico illecito di animali selvatici;
  • ridurre almeno del 40% la deforestazione e il frazionamento delle foreste vergini.

Sars-Cov-2, sebbene non ancora confermato scientificamente, potrebbe essere proprio di una zoonosi (malattia che si trasmette dagli animali all’uomo). Questo potrebbe far riflettere sull’importanza di questi punti chiave, che fino ad oggi, non hanno mai ricevuto la giusta attenzione, né sufficienti finanziamenti necessari affinché gli interventi tentati fossero efficaci.

“Il maggiore investimento – precisano i ricercatori – sarebbe quello per mettere fine al commercio di carni selvatiche in Cina (19,4 miliardi di dollari all’anno), per compensare la perdita dell’intero indotto”.

Ci spiega meglio Giorgio Vacchiano: “la sorveglianza ed il controllo delle malattie in animali selvatici e domestici è fondamentale per ridurre al minimo il rischio di spillover (salto di una malattia dall’animale all’uomo). Mentre la salvaguardia delle foreste vergini, come luoghi incontaminati, serve a proteggere l’habitat naturale di specie che sono serbatoi di virus potenzialmente pericolosi per l’essere umano. Anche il solo frazionamento di queste foreste è pericoloso, in quanto può portare l’uomo in contatto con nuovi virus, anche sconosciuti, e costringere animali selvatici a spostarsi verso aree urbanizzate”.

Un appello della comunità scientifica

Questo studio è anche un appello dell’intera comunità scientifica verso i Governi e le Organizzazioni Non Governative di tutto il mondo. I finanziamenti per i progetti ambientali e socio-culturali, volti a migliorare la salute del pianeta, hanno un’importanza cruciale per salvare noi stessi.

Andrew Dobson, Professore di Ecologia e Biologia evolutiva della Princeton University, coordinatore del team che ha condotto lo studio, ha dichiarato: “È ingenuo pensare alla pandemia di Covid-19 come a un evento che capita una volta ogni 100 anni. Tutto ciò che stiamo facendo all’ambiente, non fa che farle emergere più velocemente, proprio come accade per i cambiamenti climatici”.

Stuart Leonard Pimm, biologo americano-britannico ed ecologo teorico specializzato nella ricerca scientifica sulla biodiversità e la biologia della conservazione ha aggiunto: “Gli investimenti nella prevenzione potrebbero essere la migliore polizza assicurativa per la salute umana e l’economia globale in futuro. Potremmo fermare le future pandemie prima che inizino”.

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