Diciannovenne ai domiciliari per spaccio, adotta inutili “maggiori cautele” e prosegue la sua attività: condotto in carcere

Un diciannovenne che gestiva lo spaccio di marijuana nel quartiere di Beata Giuliana, è stato arrestato qualche giorno fa dagli agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Busto Arsizio.

Nonostante la giovane età il pusher era già un volto noto ai poliziotti di via Ugo Foscolo che, solo lo scorso mese di settembre, lo avevano già arrestato mentre cedeva due etti di hashish a un altro ragazzo. Pur essendo attualmente sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di dimora a Busto Arsizio per quella vicenda, che dev’essere ancora definita in giudizio, il diciannovenne non aveva interrotto la sua attività illecita. Aveva infatti, secondo le sue sbagliate previsioni, adottato maggiori cautele che gli avrebbero evitato un nuovo arresto.

I poliziotti tuttavia, attraverso una paziente attività di intelligence e di discreto monitoraggio della “piazza” dei giovani consumatori delle cosiddette “droghe leggere”, avevano la certezza che il ragazzo continuasse nella
sua attività di spacciatore. Il diciannovenne utilizzava come deposito, e laboratorio per confezionare le dosi, un garage condominiale a lui non riconducibile in quanto di proprietà di familiari di un coetaneo. Così, sabato 16 gennaio, gli agenti si sono presentati nell’abitazione del diciannovenne dove ovviamente non c’era droga, ma dove hanno trovato una chiave che, come del resto già sospettavano, apriva effettivamente la porta del garage precedentemente individuato. All’interno del locale sotterraneo sono stati infatti trovati, e sequestrati, più di un chilogrammo di marijuana e hashish, già suddivisi in dosi sottovuoto di peso variabile tra 2 e 100 grammi l’una, e l’attrezzatura necessaria al confezionamento.

Il diciannovenne, questa volta, è stato immediatamente arrestato e condotto presso la casa circondariale; un coetaneo, individuato come un suo “cavallo”, è stato a sua volta perquisito e denunciato perché trovato in possesso di altri 11 bustine di marijuana pronte per essere vendute.

Sono in corso ulteriori indagini per stabilire il coinvolgimento del proprietario del garage e di altri giovani che si sospettano parti di una rete di spaccio di “droghe leggere” indirizzate ai giovanissimi, con a capo l’arrestato, attiva a Busto Arsizio, o quantomeno nel quartiere di Beata Giuliana.

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Vaccini anti-Covid Pfizer e Moderna: l’efficacia del 95% crolla tra il 19% e il 29%

Secondo il BMJ l’efficacia reale dei vaccini in circolazione non sarebbe intorno al 95%, ma tra il 19% e il 29%. Il professor Peter Doshi, che si occupa di ricerca sui servizi sanitari farmaceutici, lancia l’allarme!

La pubblicazione dei dati

Qualche settimana fa, il professor Peter Doshi, associato presso l’Università of Maryland, aveva sollevato domande, attraverso il British Medical Journal Opinion, sui risultati delle sperimentazioni sui vaccini Covid-19 di Pfizer e Moderna. Tutto ciò che era di dominio pubblico, infatti, erano i protocolli di studio ed alcuni comunicati stampa. Ad oggi invece, la Food and Drug Administration, dopo aver autorizzato i vaccini mRNA, ha reso pubbliche oltre 400 pagine di dati sugli studi eseguiti.

L’efficacia del vaccino precipita: dal 95% al 19%

Secondo il professor Doshi, i dati sarebbero stati compromessi: in parte l’analisi è stata fatta su “sospetti covid-19” ed una parte su “covid-19 sintomatico”, ma non scientificamente confermati come positivi. Semplificando, questo porta ad un efficacia del vaccino molto minore di quella raccontata finora, pari al 19%. Secondo Doshi, sarebbe però ipoteticamente raggiungibile un’efficacia del 29% se fosse confermata la negatività al virus, ma semplice reattogenicità del vaccino a breve termine (7 giorni), nei casi dei pazienti con reazioni avverse e sintomatologia compatibile con l’infezione da Covid-19.

In entrambi i casi, spiega Doshi, le percentuali sono “molto al di sotto della soglia di efficacia del 50% per l’autorizzazione fissata dalle autorità di regolamentazione”.

I dati definitivi solo a fine 2022

La confusione tra falsi positivi e falsi negativi nei tamponi eseguiti ai partecipanti alla sperimentazione, spiega Doshi, fa sì che gli unici dati attendibili per capire il decorso della malattia, e l’efficacia del vaccino, siano i tassi di ospedalizzazione, i casi di terapia intensiva ed i decessi.

Ovvio che partendo da queste riflessioni ci sarebbe bisogno di accertamenti più approfonditi e di poter visionare i dati integrali delle ricerche, ma nessuna azienda sembra volerli condividere. Pfizer afferma che sta rendendo i suoi dati disponibili su richiesta, ma che questi sono comunque soggetti a revisione; Moderna afferma invece che i suoi dati potrebbero essere disponibili, sempre su richiesta, una volta completato lo studio. Stesso discorso per il vaccino Oxford/AstraZeneca.

Insomma, per avere a disposizione i dati definitivi, si parla della fine del 2022 visto che il controllo necessità di circa due anni.

Sulla bilancia: rischi e privilegi

Secondo quanto riportato dall’Aifa si possono distinguere quattro categorie di reazioni avverse, in base alla loro frequenza:

-più di 1 ogni 10, frequenti: dolore e gonfiore nel sito di iniezione, stanchezza, mal di testa, dolore ai muscoli e alle articolazioni, brividi e febbre;

-meno di 1 ogni 10, comuni: arrossamento nel sito di iniezione e nausea

-meno di 1 ogni 100, non comuni: prurito nel sito di iniezione, dolore agli arti, ingrossamento dei linfonodi, difficoltà ad addormentarsi e sensazione di malessere;

-meno di 1 ogni 1000, rari: debolezza nei muscoli di un lato del viso (paralisi facciale periferica acuta).

Sempre Aifa dichiara che gli studi clinici condotti finora hanno permesso di valutare l’efficacia del vaccino COVID-19 mRNA BNT162b2 (Comirnaty) solamente sulle forme clinicamente manifeste di COVID-19. Sarà necessario più tempo per ottenere dati significativi per dimostrare se i vaccinati si possono infettare in modo asintomatico e/o contagiare altre persone. Al momento, è plausibile, ma non scientificamente provato, che il ciclo vaccinale protegga dall’infezione. I vaccinati, e le persone che sono in contatto con loro, devono comunque continuare ad adottare le misure di protezione anti COVID-19.

Per dubbi ed approfondimenti, scarica gratuitamente in formato PDF il documento dell’AIFA “Vaccinazione anti COVID-19 con vaccino Pfizer mRNABNT162b2 (Comirnaty)” pubblicato per rispondere ai dubbi ed alle domande più comuni riguardo il vaccino anti-Covid.

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Stesso settore merceologico, chi resta aperto e chi chiuso?

La confusione sulle aperture e chiusure di negozi e centri commerciali regna sovrana ai tempi del Covid: non solo per i clienti, ma anche per gli stessi esercenti

Nell’ultimo mese è capitato di notare che nei fine settimana e nei prefestivi alcuni grandi negozi, sebbene vendessero prodotti considerati di “prima necessità” dalle restrizioni imposte dal Governo, siano rimasti chiusi. Il fatto che però incuriosisce è che, spostandosi ad altre realtà dello stesso settore merceologico, si trovassero attività aperte. Esempio lampante: negozi di attrezzature e bricolage.

Constatato personalmente, il 7 di dicembre recandomi al Bricocenter di Olgiate Olona, per cercare un ricambio a causa di un guasto a casa, l’ho trovato chiuso. Pensando ad un probabile problema tecnico, considerato che le luci erano accese ed il personale al lavoro, mi recai al BricoIo di Verghera: regolarmente aperto. Parlando con un amico ebbi poi conferma che anche il colosso Leroy Merlin quel giorno era regolarmente aperto al pubblico.
Da lì a qualche giorno tornai per altri acquisti al Bricocenter ed il personale mi disse che avevano provato di tutto, ma era stato loro vietato di tenere aperto nei fine settimana e nei prefestivi da lì al 6 gennaio.
Il 6 gennaio è passato ed il divieto, pare essere stato prorogato per tutto il mese di gennaio 2021.

Ricordiamo che questi negozi vendono articoli che sono considerati di prima necessità: componenti per le riparazioni domestiche, materiali di consumo, prodotti per pulizia e disinfezione, e non ultimo il pellet, che per molti è ormai il combustibile primario per il riscaldamento domestico.

Il problema delle isole commerciali

La risposta ufficiale che viene data dal personale del negozio è che, quel negozio, come altri della catena, si trovano in un’area definita “isola commerciale” e pertanto, in queste aree solo le attività commerciali che vendono generi alimentari possono restare aperti durante questo periodo.

Molti avranno notato che anche Obi Italia, si trova spesso in aree che potrebbero essere definite “isole commerciali”, ma che rimangono comunque aperti. Per l’appunto, Leroy Merlin, nel caso specifico del punto vendita di Solbiate Arno, si trova sul lato opposto della strada dove sorgono Tigros e McDonald’s. Probabilmente, avendo tempo e voglia, se ci mettessimo a circolare per la provincia troveremmo situazioni analoghe in altri settori: dell’abbigliamento ai dispositivi elettronici.

Da sottolineare che spesso, all’interno dello stesso centro commerciale, i negozi della galleria siano chiusi, mentre si possano acquistare gli stessi prodotti nelle corsie del supermercato lì presente.

Stesso settore merceologico, uno chiuso e un altro aperto: come risolvere?

Sicuramente la differenza tra un negozio e l’altro, se non in pochi casi, non è questione di furbizia del negoziante o di mancanza di rispetto delle norme imposte. Forse la risposta è semplice: tutti questi DPCM transitori sono prolissi, a volte scritti male e lacunosi. Lasciano troppo spazio all’interpretazione.
Certamente un modo per evitare questa problematica, semplificando la vita a clienti e commercianti, ci sarebbe: chiarezza e praticità nei Decreti. Forse sarà un’utopia, ma la speranza è che Governo ed Amministrazioni, emanassero Decreti e limitazioni in modo chiaro, senza discriminazioni ed usando il buonsenso.

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Fondazione Molina: parte la campagna vaccinale per personale ed Ospiti

Presso Fondazione Molina è entrata oggi in funzione l’attività del Punto Vaccinale Residenziale, in collaborazione con la ASST Sette Laghi di Varese che conserverà e metterà a disposizione dell’RSA le dosi vaccinali Pfiser-Biontech necessarie

Dopo aver sostenuto una specifica attività di training presso il Centro vaccinale ASST Sette Laghi, diretto dalla dottoressa Augusta Diani, è stato costituito un Vax Team: composto da un medico e tre infermieri.

Alla Fondazione Molina il 7 Gennaio sarà sicuramente ricordato come Vax Day. Oggi infatti 36 persone hanno ricevuto, presso la struttura, la prima dose di vaccino: 21 operatori appartenenti a diverse professioni e 15 Ospiti del secondo piano della Casa Buzio.

Il Presidente della Fondazione Molina, Dott. Guido Bonoldi, nel suo discorso introduttivo al Vax day, si è rivolto agli operatori in lista per la vaccinazione, sottolineando l’importanza di questa giornata per la Fondazione, e soprattutto, spiegando il funzionamento del vaccino e rispondendo alle domande degli operatori stessi.

“La campagna vaccinale anti Covid – ha dichiarato Ivan Mazzoleni, Direttore Socio Sanitario di ASST Sette Laghi – riveste un evidente carattere strategico. Più vaccinati. meno contagiati e quindi meno potenziali ricoverati a intasare gli ospedali rendendo difficoltoso garantire le cure per tutte le altre patologie. Come nel caso odierno con la Fondazione Molina la sinergia tra strutture ospedaliere e territorio è la migliore garanzia di raggiungere al più presto una copertura vaccinale ampia e con essa la tanto attesa immunità di gregge”.

Dalla prossima settimana la campagna vaccinale anti-Covid proseguirà in modo regolare. L’obiettivo è di vaccinare, con prima e seconda dose, tutti gli operatori e gli Ospiti nei tempi previsti.

Le parole della prima operatrice e del primo Ospite vaccinati

La prima operatrice ad aver ricevuto la dose di vaccino è stata Loredana Adamo, capo nucleo infermiera, che lavora presso la Fondazione Molina da oltre 20 anni, ha detto: “si è trattato di un atto dovuto e di responsabilità nei confronti degli Ospiti di cui mi prendo cura, dei miei colleghi e anche della mia famiglia. Spero sia l’inizio della fine di questo incubo rappresentato dalla pandemia. Raccomando a tutti gli operatori sanitari di vaccinarsi”.

Loredana Adamo mentre riceve la prima dose del vaccino anti-Covid

Il primo Ospite ad essere vaccinato è stato invece il sig. Roberto Martinoli: “sono onorato di essere stato il primo Ospite ad essere vaccinato, qui al Molina mi trovo molto bene, sia con gli Ospiti sia con tutto il personale. Speriamo che con questo vaccino si possa riprendere una vita normale.

Roberto Martinoli, il primo Ospite ad aver ricevuto il vaccino Pfiser-Biontech presso la Fondazione Molina

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Arrestato per spaccio non si presentava per la firma e continuava la sua attività criminale: condotto in carcere

Il 23 novembre scorso era già stato arrestato da due agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Busto Arsizio impiegati in un servizio antidroga nei boschi ai margini dell’abitato di Marnate. Lo spacciatore, un ventinovenne italiano residente nell’alto milanese, aveva in quell’occasione scambiato due agenti per due “suoi clienti”, accorgendosi troppo tardi dell’errore. Arrestato e convalidato il fermo, era stato scarcerato con il divieto di transitare e dimorare a Marnate, nonché l’obbligo di presentarsi quotidianamente in caserma.

Da allora, il ventinovenne, non solo ha evitato di presentarsi
per la firma quotidiana
, ma gli agenti del Commissariato di Busto Arsizio ne hanno accertato la presenza proprio nello stesso bosco di Marnate dedito all’attività di spaccio di cocaina.

In due occasioni, infatti, gli agenti hanno sorpreso ai margini del bosco dei tossicodipendenti che, vistisi sequestrare le dosi di stupefacenti appena acquistate, hanno ammesso di averle ricevute dal ventinovenne.

Considerata la palese violazione della misura cautelare e la reiterazione del reato, il Commissariato ha chiesto al Tribunale di aggravare la misura cautelare sostituendola con quella della custodia in carcere; evidentemente l’unica in grado di fermare l’attività illegale del ventinovenne.

Ottenuta l’Ordinanza, i poliziotti sono tornati nello stesso bosco, noto nell’ambiente come “la sbarra”, sicuri di trovarvi il ventinovenne: avvistato mentre trattava con due clienti, ha tentato la fuga a piedi attraverso la vegetazione, ma è stato bloccato dopo qualche centinaio di metri e condotto presso la casa circondariale.

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Agenti scambiati per clienti: arrestato per spaccio!

Nel tardo pomeriggio di ieri, 23 novembre, durante un servizio dedicato al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti in una zona boschiva ai margini dell’abitato di Marnate, un uomo, tratto in inganno dall’oscurità del luogo, ha scambiato due Agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Busto Arsizio per suoi acquirenti.

L’uomo, non appena gli Agenti si sono avvicinati, si è reso
conto che le persone invitate ripetutamente a raggiungerlo non erano i tossicodipendenti che attendeva, e ha gettato alcune bustine che teneva in mano, pronte per la consegna, tentando di scappare. Nei brevi istanti della fuga, prima di essere bloccato dagli Agenti, l’uomo ha urlato a gran voce avvisando gli altri spacciatori al momento all’interno del bosco della presenza della Polizia, permettendo loro di allontanarsi velocemente con il favore dall’oscurità.

Un rapido controllo ha permesso di rinvenire a terra una delle bustine, notate poco prima in mano allo spacciatore, contenente una dose di cocaina.

L’uomo, identificato come un italiano di 29 anni e residente nell’alto milanese, è stato trovato in possesso di 200 euro in banconote di diverso taglio, che ha ammesso essere il frutto dello spaccio di cocaina ed eroina svolto fino a quel momento.

Nel corso del controllo al ventinovenne gli Agenti sono stati raggiunti dagli originali acquirenti dello stupefacente i quali hanno confessato l’appuntamento fissato poco prima con lo spacciatore per la cessione di alcune dosi di eroina e cocaina. L’uomo è stato quindi arrestato e sono state avviate le indagini per individuare i suoi complici nell’attività di spaccio.

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Busto Arsizio: ucraino ventiseienne arrestato per spaccio

BUSTO ARSIZIO – Erano circa le 17 della domenica di Ognissanti, quanto una Volante del Commissariato di Busto Arsizio, in viale Boccaccio, ha notato, in sella a una bici, un ventiseienne ucraino residente in città; volto già noto ai poliziotti perché più volte denunciato o arrestato per spaccio di stupefacenti.

Il giovane, appena vista la Volante, ha tentato di allontanarsi spingendo più forte sui pedali, ma ha soprattutto cominciato ad armeggiare freneticamente con il cellulare. Gli Agenti lo hanno subito fermato e, controllando il telefonino, hanno constatato che aveva appena disinstallato l’applicazione “Whatsapp”. Sospettando che ciò fosse finalizzato a cancellare qualche chat compromettente, i poliziotti sono riusciti a reinstallare l’applicazione e recuperare la cronologia dei messaggi più recenti: verificando che l’argomento trattato in una delle chat era il prezzo e la qualità della “maria” che l’ucraino aveva venduto ai suoi clienti.

A questo punto è scattata la perquisizione personale, che ha fatto trovare addosso al giovane ucraino circa 7 grammi tra hashish e marijuana e soprattutto la somma di circa 600 euro, giustificabile solo come provento di spaccio, visto che il ventiseienne è cronicamente disoccupato e vive di espedienti.

Successivamente è stata eseguita la perquisizione del domicilio. Qui sono stati trovati altri 100 grammi di marijuana, in parte già divisa in dosi pronte per la vendita. Inevitabile l’arresto del ventiseienne per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio.

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Tenta la fuga tra le strade di Busto Arsizio a bordo di un’auto rubata : pluripregiudicato 53enne in manette

Teatro dell’inseguimento è stata, ancora una volta, la zona di confine tra Busto Arsizio e Castellanza; ben conosciuta dagli Agenti delle Forze dell’Ordine come luogo di spaccio di sostanze stupefacenti.

Una pattuglia del Commissariato della Polizia di Stato, che alle 17,30 di ieri, 30 ottobre 2020, stava perlustrando quell’area ha incrociato una Fiat Punto che viaggiava in direzione opposta con a bordo il solo autista. L’uomo, con in testa un cappellino, dopo aver notato i poliziotti si è rapidamente voltato per non farsi vedere in volto, ma così facendo ha definitivamente insospettito gli Agenti. Dopo aver invertito la marcia della volante, gli è stato inutilmente intimato l’alt.

Il guidatore ha iniziato una fuga spericolata, imboccando curve ad elevatissima velocità e mettendo in pericolo la sicurezza degli altri utenti della strada. L’inseguimento è durato alcuni minuti, fino a quando i poliziotti hanno notato la Punto entrare in un parcheggio senza vie di uscita, se non attraverso un bosco, dietro al muro di cinta di una ditta.

Gli Agenti hanno deciso di appostarsi nascondendo l’auto di servizio e infatti, dopo qualche minuto, hanno notato l’uomo col cappellino sporgersi da dietro il muro di cinta e osservare la strada per verificare se la pattuglia fosse ancora sulle sue tracce. Gli Agenti, usciti dal loro nascondiglio, hanno bloccato l’uomo. Subito dopo è stata avvistata la Punto, con il motore e gli pneumatici ancora caldi, parcheggiata a pochi metri.

L’individuo ha fatto un ultimo estremo tentativo di negare la propria presenza alla guida dell’auto, che si presentava chiusa e senza chiavi di accensione, ma è stato definitivamente smentito dalle immagini registrate da alcune telecamere a circuito chiuso che lo mostravano mentre, issatosi sul muro di cinta della ditta, vi posava un oggetto. I poliziotti hanno infatti recuperato sullo stesso muro le chiavi della vettura, che è risultata rubata a Vergiate.

Il fermato, un pluripregiudicato italiano di 53 anni, è stato arrestato per ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale.

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Protesta a Varese! Una piazza condivisa tra esponenti di Forza Nuova ed agenti in borghese

Contro le chiusure imposte da Governo e Regione, contro la “dittatura sanitaria” e contro le mascherine, viste come simboli di oppressione. Non esiste un solo ideale di protesta tra i manifestanti che si sono radunati ieri sera, martedì 27 ottobre, in Piazza Monte Grappa a Varese.

In circa 300, se escludiamo gli agenti in borghese, si sono ritrovati intorno alle 21; pochi con la mascherina e senza alcun rispetto del distanziamento sociale. Qualche commerciante, alcuni cittadini, molti tra giovani e giovanissimi appartenenti al mondo della tifoseria da stadio ed ai movimenti di estrema destra.

Per il discorso d’apertura il microfono è stato dato nelle mani di Francesco Tomasella, militante di Forza Nuova e animatore di “Identità Laghee”, un gruppo che si definisce “Circolo culturale tradizionalista e identitario, contro il pensiero unico mondialista e massificante”. Tomasella ha parlato di fronte ad una piazza, che a suo dire, “non si è riunita nel nome del negazionismo del virus, ma contro chi con la paura del virus vuole imporre la dittatura sanitaria”.

Durante la serata di manifestazione, il microfono è passato di mano in mano ai presenti, quali testimoni delle problematiche sociali dovute al Coronavirus: perdita del posto di lavoro, paura del domani e per la privazione delle libertà personali. Non sono ovviamente mancati filo-negazionisti e no-mask, che durante i loro discorsi al microfono hanno minimizzato il pericolo del virus e messo in dubbio l’utilità delle mascherine.

Nessun simbolo di partito, ma dura la contestazione nei confronti di del premier Giuseppe Conte e di Rocco Casalino, contro i quali è stato esposto un grande striscione dal contenuto omofobo.

Lo striscione omofobo contro il Premier Conte e casalino

L’idea degli organizzatori, probabilmente in accordo con gli esponenti dell’estrema destra varesina, era quella di proseguire simbolicamente per qualche minuto, al grido di “libertà!” oltre il coprifuoco previsto per le 23.00, per poi lasciar spazio alle fronde estremiste.

Da Piazza Monte Grappa, occupata ormai da un centinaio di manifestanti, è così partita una pioggia di fumogeni, bottiglie di birra e petardi, accompagnati da alcune bombe carta, in direzione delle Forze dell’Ordine schierate di fronte a Corso Matteotti e Via Marconi.

Alla vista delle Forze dell’Ordine rimaste impassibili nelle loro posizioni, tutti i presenti sono partiti in corteo, attraversando via Veneto e via Morosini, fino a piazzale Kennedy dove hanno preso le loro vetture e si sono dileguati.

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Sequestrato un arsenale di armi a varese; 4 arresti per traffico internazionale di armi da guerra


VARESE – La Polizia di Stato di Varese, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione/UCIGOS e diretta dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio, ha arrestato 4 persone coinvolte in un traffico internazionale illegale di armi da guerra.

I poliziotti della Digos hanno sequestrato, in appartamenti e cantine in uso agli
arrestati, un vero e proprio arsenale di armi: oltre 50 tra mitragliatori, fucili di
assalto, carabine e pistole; sono stati altresì sequestrati 14 manufatti esplosivi,
granate, numerosi pezzi di armi, serbatoi per cartucce ed oltre 10.000 munizioni di vario calibro.

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Pusher senegalese in manette: da Arona a Busto Arsizio per acquistare stupefacenti da rivendere

Da Arona ai boschi tra Busto Arsizio e Castellanza per rifornirsi di droga di rivendere: pusher in trasferta arrestato dalla Volante del Commissariato della Polizia di Stato di Busto Arsizio.

I controlli tra Busto Arsizio e Castellanza

Nel corso della giornata di ieri, 15 ottobre 2020, durante i regolari servizi di controllo del territorio, estesi alle zone limitrofe alla città dove è presente il fenomeno dello spaccio, la pattuglia del Commissariato, ha notato due uomini a piedi in via della Pace, proprio a ridosso del bosco. Vedendo avvicinarsi la Volante, i due hanno fatto per allontanarsi, ma i poliziotti, insospettiti, li hanno bloccati e identificati. Uno dei due, un senegalese di 50 anni residente ad Arona, ha subito mostrato agli agenti una dose di hashish, minimizzandone il possesso, sostenendo che si trattava del “fumo” destinato al suo consumo personale e chiedendo insistentemente di essere lasciato libero in quanto doveva andare a lavorare.

La perquisizione e l’arresto

I poliziotti, invece, lo hanno perquisito scoprendo che in una calza aveva nascosto circa 40 grammi di sostanze stupefacenti: cocaina e hashish, già divise in dosi. Per il pusher senegalese, risultato tra l’altro disoccupato, sono scattate le manette per detenzione di droga destinata allo spaccio. Secondo la Procura, c’è infatti motivo di ritenere che lo straniero avesse raggiunto i “boschi dello spaccio”, tra Busto Arsizio e Castellanza, per rifornirsi di sostanze stupefacenti da rivendere al dettaglio nella zona di residenza.

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Truffa e spendita di monete false: quindicenne nei guai!


GALLARATE – Nel pomeriggio di lunedì 12 ottobre, gli uomini del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Gallarate sono intervenuti in un bar cittadino a seguito della richiesta da parte del gestore che ha segnalato, la presenza di un giovane che aveva tentato di pagare una consumazione con soldi falsi. Giunti sul posto, gli Agenti hanno constatato che effettivamente si trattava, nello specifico, di una banconota chiaramente falsa e sono stati indirizzati verso un giovane, minorenne, ancora all’interno del bar.

Il giovane, una volta avvisato il padre, è stato accompagnato presso gli uffici del Commissariato e sottoposto a perquisizione personale che ha permesso di rinvenire, all’interno di una tasca dello zaino in suo possesso, un’altra banconota da 10 euro palesemente contraffatta.

Il proprietario del bar ha consegnato agli Agenti altre due banconote, una da dieci e una da venti euro, entrambe contraffatte, riferendo che anche queste erano state spese dallo stesso ragazzo alcuni di giorni prima.

Il giovane infatti, approfittando dell’anziano gestore con problemi di vista, aveva chiesto di cambiare le banconote in tagli più piccoli, abbandonando velocemente il bar dopo aver ottenuto quanto richiesto. L’anziano purtroppo si era reso conto solo in un secondo momento, dopo un attento controllo delle banconote, di essere stato truffato.
Il quindicenne dovrà ora rispondere di truffa e spendita di monete false.

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Coronavirus – Attenzione alle truffe telefoniche!

Delinquenti si spacciano telefonicamente per figli o nipoti, spesso di persone anziane, nel tentativo di far sborsare soldi per false cure mediche.

In questi ultimi giorni, segnala la Questura di Varese, si sono verificati diversi tentativi da parte di malintenzionati di raggirare persone anziane, facendo credere loro di dover sborsare ingenti somme di denaro per curare un parente che avrebbe contratto il coronavirus. Si tratta di raggiri che delinquenti senza scrupoli mettono in atto per derubare ed estorcere denaro alle vittime prescelte.

Nella giornata di ieri, numerose richieste di aiuto sono arrivate alla Centrale Operativa della Questura di Varese da parte di cittadini che avevano appena ricevuto telefonate dal contenuto sospetto, alle quali, fortunatamente, non hanno creduto. È capitato, riferisce la Questura, che questi malintenzionati abbiano contattato le loro vittime sulla linea telefonica fissa, spacciandosi per il figlio o nipote, spesso presentandosi anche con il vero nome del congiunto, confondendo il timbro vocale con tosse e pianto, ed abbiano detto di essere risultati positivi al Coronavirus e di avere immediato bisogno di soldi per poter ricevere le cure necessarie.

In questi casi, anche se la vittima in un primo momento non cade nel tranello e riattacca la telefonata, trattandosi di linea telefonica fissa, questa non si interrompe e consente al truffatore che, nel frattempo, è rimasto in linea dall’altra parte, di fingersi, questa volta, operatore delle Forze dell’Ordine e di rispondere alla successiva chiamata della vittima al 112, riuscendo così nell’intento di portare a termine la truffa.

È importante, quindi, in questi casi, chiamare immediatamente il 112 per mettersi in contatto con le forze dell’ordine, ma di farlo possibilmente con un telefono cellulare; evitando quindi di trovarsi a parlare con gli stessi truffatori, ed essere nuovamente raggirati.

Il modus operandi è ormai noto alle Forze dell’Ordine, ma purtroppo trova ancora terreno fertile in categorie di persone vulnerabili, soprattutto negli anziani, che, spesso per paura, finiscono per cedere alle richieste dei truffatori.

È fondamentale condividere queste informazioni con i famigliari, gli amici, o i vicini di casa, e segnalare tempestivamente i casi sospetti alla Polizia.

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Aggredisce la moglie in casa al culmine di una lite

BUSTO ARSIZIO -Nella serata di ieri, 5 ottobre 2020, una volante del Commissariato della Polizia di Stato è intervenuta in un’abitazione in zona Sant’Anna, dove avevano trovato rifugio una madre e la figlia adolescente che, per sfuggire alla furia del marito e padre, avevano chiesto ospitalità ad una parente. La donna presentava il volto tumefatto e accusava un forte dolore, ma riusciva a raccontare agli Agenti di Polizia di essere stata aggredita poco prima dal marito che, al culmine di una lite, avvenuta davanti alla figlia, le aveva sferrato deliberatamente una forte testata al volto.

Motivo scatenante del violento gesto: un rimprovero rivolto all’uomo; trovato dalla moglie sdraiato sul divano e completamente ubriaco, non era andato a prendere la figlia all’uscita da scuola, costringendola a ore di attesa in stazione e poi ad una camminata fino a casa. L’uomo, un italiano di 46 anni, non tollerando di ricevere osservazioni, aveva reagito aggredendo la moglie. Dal racconto della donna è emersa una storia di abusi, prevaricazioni e violenze domestiche, che durerebbe da molti anni, spesso acutizzate dal consumo di alcol da parte dell’uomo.

Anche davanti agli agenti, che la stessa sera hanno accompagnato madre e figlia a casa per recuperare in sicurezza i loro effetti personali, il marito violento non si è astenuto dal tenere un comportamento aggressivo e minaccioso. Gli Agenti della Polizia di Busto Arsizio hanno denunciato l’uomo, un italiano di 46 anni, per maltrattamenti contro familiari e, con l’autorizzazione del PM di turno, la Dott.ssa Francesca Parola, lo hanno allontanato d’urgenza dalla casa familiare, imponendogli il divieto di farvi ritorno.

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Detenzione abusiva di armi a Gallarate: 53enne italiano denunciato

POLIZIA DI STATO , Commissariato di Gallarate – detiene armi e munizioni non indicate in denuncia: nei guai cinquantatreenne italiano di Gallarate.

Nel corso dei periodici monitoraggi sulle armi detenute dai cittadini residenti nel territorio di competenza, i Poliziotti del Commissariato di P.S. di Gallarate hanno proceduto ieri, 5 ottobre 2020, ad una verifica a carico di un gallaratese di 53 anni, titolare di regolare autorizzazione a detenere armi presso il proprio domicilio. In casa, però, oltre alle armi autorizzate, gli operanti hanno rinvenuto un pugnale con lama lunga 17 cm e quasi 250 cartucce calibro 22, materiale che non risultava inserito nella licenza di detenzione. L’uomo è stato quindi denunciato in stato di libertà per detenzione abusiva di armi e deposito di materiale esplodente senza licenza dell’autorità, come da articoli 697 e 678 del Codice Penale. In considerazione dell’abuso dell’autorizzazione di cui è beneficiario, al titolare sono state cautelarmente ritirate tutte le armi ai sensi dell’articolo 38 del TULPS.

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